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CAMMINAR DOMANDANDO

pagine di autonomia

Le rivolte di ottobre

Ottobre è stato un mese di rivolte in tutto il mondo, e in America Latina molti paesi sono stati percorsi da manifestazioni e proteste, ognuna diversa come ci descrive Raúl Zibechi ne Le rivolte di ottobre.
In Ecuador si apre uno spiraglio per le Nazioni Indigene (riconosciute tali dalla Costituzione): il governo ha dovuto cedere di fronte alla determinazione nonviolenta delle Nazioni Indigene confederate nella Conaie che si erano preparate con obbiettivi chiari e organizzazione ferrea, presupposti irrinunciabili per costituire un fronte coeso. Pablo Davalos, economista ecuadoregno, sottosegretario al Ministero dell’Economia sotto il governo Correa e oggi assessore della Conaie, ci  racconta come ci sono arrivati. Raúl Zibechi invece analizza come si è messa in moto la macchina politica delle assemblee indigene che alimenteranno i dibattiti del prossimo venturo Parlamento dei popoli, che costruirà, attraverso una minga (lavoro collettivo) plurinazionale, una proposta di un nuovo modello economico che assicuri il sumak kawsay (vivere bene).

Buona lettura!

la redazione di camminar domandando

Dalla parte delle donne

battesimo evangelico

L’avanzata delle destre in America Latina si accompagna ad una forte ripresa del fondamentalismo religioso cristiano (di provenienza statunitense) nella regione. Principale bersaglio di queste chiese evangeliche sono le donne, che paiono trovare in esse un punto d’appoggio che evidentemente non trovano altrove. Nancy Cardoso, teologa metodista brasiliana, intervenuta alle “Giornate di Dibattito femminista” tenutesi in Brasile lo scorso luglio, analizza il fenomeno da un punto di vista femminista ed emancipatorio e si interroga su cosa le donne trovino in questi culti patriarcali e retrivi e come aiutarle a percorrere una via più libera e consapevole. Leggi la sintesi del suo intervento.

Sulla lotta delle donne che sono riuscite ad alzarsi con dignità e coraggio per dire: Basta! alla violenza che le colpisce in modo particolare, in un mondo di violenza e di oppressione, leggi l’articolo di Gustavo Esteva: Una rabbia colma di dignità e tenerezza.

Inoltre, a proposito di religioni salvifiche (e malcelatamente destrorse), ci siamo ricordati di un interessante articolo di Enrique Dussel sul messianismo, nel quale, partendo da Walter Benjamin, si analizzano le elezioni messicane del 2018.

Buona lettura!

 

Argine alla barbarie

Tía María è il nome familiare e suadente per un enorme progetto di estrazione mineraria di rame dell’impresa Southern Peru Copper Corporation (Società del Rame del Sud del Perù, N.d.T.), localizzato nel dipartimento di Arequipa, in Perù. La popolazione indigena resiste dal 2009 a quella che vede come la devastazione delle proprie terre e fonti di acqua e la distruzione del proprio modo di vivere.

Raul Zibechi ci racconta le ragioni delle popolazioni coinvolte, la loro lotta e le recenti vittorie in un editoriale per La Jornada: Il Perù brucia. Sospesa la concessione della miniera Tia Maria per le proteste.

Eduardo Gudynas fa luce sulle contraddizioni in cui cade il partito dello sviluppo nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile (vedi l’articolo: Il progetto minerario Tía Maria in Perù. L’etica della rendita e lo spirito estrattivista) e spiega l’ostinazione estrattivista come un vero e proprio ‘atto di fede’ a cui bisogna contrapporre un’alternativa profonda  in termini di concetti, sensibilità e spiritualità (vedi l’articolo: Teologie estrattiviste e spirtualità eretiche).

In una recente intervista concessa a un periodico spagnolo, I movimenti sociali, unico argine alla barbarie, Raul Zibechi parla diffusamente dei movimenti sociali in America Latina, di fronte alla sfida posta dall’alleanza tra capitale, destre, narcos e chiese evangeliche, come anche dalla velocità degli sviluppi tecnologici e digitali, mentre il sociologo argentino Juan Tokatlian fa un bilancio degli ultimi decenni in America Latina, segnalando che L’America Latina cammina verso l’indebolimento e la disintegrazione.

Il mais di Oaxaca per il mondo

Domani, 27 settembre 2019, in Oaxaca, uno degli stati del Messico dove le tradizioni contadine sono più vive, si celebra (inizia, sono due giorni) la festa del mais nativo. Per gli indigeni messicani la difesa del mais si identifica con la difesa della propria cultura e della vita stessa. Ci uniamo idealmente a loro rivolgendo loro un pensiero. Chi vorrà potrà mandare un messaggio di saluto via mail, anche in italiano, a questo indirizzo maiznativodeoaxaca@gmail.com .

Per saperne di più, leggi Il mais di Oaxaca per il mondo

 

 

Nuove tecnologie tra rischi e conflitti d’interesse

L’interessante Newsletter di luglio del Gruppo Etc espone i pregiudizi e i conflitti d’interesse nella relazione dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) sulla biologia sintetica e gli organismi gene drive; riassume un’interessante ricerca sul sequestro di carbonio in atmosfera per ridurre gli impatti climatici e, sempre a proposito di manipolazione genetica (in questo caso si tratta delle zanzare geneticamente modificate introdotte il 1 luglio in Burkina Faso) ci ricorda che non sappiamo gran che sulle potenziali conseguenze a lungo termine dell’uso in natura di una tecnologia di estinzione, ma i rischi sono significativi.

Leggi alcuni estratti dalla Newslettedel Gruppo ETC
Leggi larticolo del Gruppo ETC su pregiudizi e conflitti di interesse nella relazione dell’IUCN

Silvia Ribeiro, ricercatrice del Gruppo ETC, in due brevi articoli aggiunge nuovi elementi alla conoscenza dei rischi delle coltivazioni transgeniche. In un altro articolo, segnala che la catastrofe climatica si fa sempre più vicina, ma con i possibili rimedi non ci siamo: L’Istituto Postdam per la Ricerca sugli Impatti Climatici, finanziato dal governo tedesco, il 18 luglio di quest’anno ha proposto un nuovo mega-progetto di geoingegneria che, nella sua enormità, rivela le reali dimensioni del disastro che ci aspetta.

 

Non in nostro nome!

Una notizia shock ma forse inevitabile dalla Colombia: In seguito alla strage sistematica in atto di leader indigeni e di ex-guerriglieri tornati alla vita civile dopo gli accordi di pace fra governo e FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane)  che avrebbero dovuto chiudere un conflitto ultracinquantennale (da inizio gennaio a fine giugno di quest’anno 109 leader sociali, 140 ex combattenti e alcune decine di loro familiari)  tre ex comandanti delle Farc hanno denunciato l’accordo non rispettato dal governo e annunciato il loro ritorno alla guerriglia. Un gruppo di movimenti colombiani invita al dialogo, contro la ripresa di una guerra che sarebbe soltanto funzionale al proseguimento dell’espropriazione e della repressione dei popoli. Qui il testo dell’appello con le istruzioni per l’adesione, da inviare entro il 30 settembre.

È mancato il 31 agosto Immanuel Wallerstein, storico, sociologo e editorialista statunitense. Enrique Dussel ne traccia la figura e l’impegno. Leggi l’articolo.

Passi concreti verso nuovi mondi

Mentre in Occidente ci agitavamo inconcludenti, distratti da scioperi del clima che fa comodo star a guardare dalla finestra e da killer clown della politica, gli Zapatisti, con un comunicato del 17 agosto, ci raccontano come si sono silenziosamente disseminati e possono ora raccogliere i primi frutti della grande mobilitazione per la creazione di nuovi mondi, ovvero nuovi territori liberati dal capitalismo.  Ci mostrano il cammino, ma noi siamo distratti…
Leggi il comunicato dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).
A commento del comunicato dell’EZLN, leggi gli articoli di Raúl Zibechi e di Luis Hernández Navarro.
Sulla situazione dei popoli indigeni in Messico, leggi anche l’articolo in cui Gustavo Esteva su La Jornada ci racconta la strenua lotta delle popolazioni originarie per l’autonomia sui loro territori.

SCIENZA MALATA

Sempre più spesso le innovazioni tecnologiche e scientifiche ci vengono  presentate come un incontrovertibile e benefico progresso, soluzioni da accogliere con entusiasmo, che ci renderanno la vita più facile e risolveranno problemi finora irrisolvibili.  Quasi sempre queste innovazioni consentiranno lauti guadagni ad alcuni. Dopo tutto, garantisce la Scienza!

Altrettanto spesso però, a queste squillanti e trionfali trombe della Scienza, rispondono altri scienziati che sollevano questioni che appaiono rilevanti e che illuminano le possibili, gravi conseguenze che queste innovazioni potrebbero avere sull’umanità tutta.

Pur se pensiamo che la scienza sia in grado di risolvere molti problemi (sempre che la ricerca sia libera da pressioni o conflitti d’interesse) crediamo anche che essa sia vera scienza quando non propugna dogmi ma si basa su ricerche sperimentali dimostrate e ripetibili, condotte con metodi validi di indagine e analisi, basate su dati raccolti e ordinati e comunicazione chiara e trasparente delle conclusioni. Conclusioni sempre discutibili alla luce di nuove evidenze, conoscenze o scoperte. Mettere in discussione, con l’onere della prova, verità date per scontate non è antiscientifico. Qualsiasi censura del dibattito scientifico, invece, è certamente controproducente per il pensiero scientifico stesso. E, in mancanza di certezze scientificamente provate, deve prevalere il principio di precauzione.

Silvia Ribeiro, ricercatrice del Gruppo ETC,  ci racconta come, sia nel caso dell’intelligenza artificiale che per quanto riguarda il 5G, gli scienziati siano tutto fuorché unanimi nel plauso a queste innovazioni e di quanto sia importante essere informati per non diventare le cavie consenzienti di esperimenti potenzialmente molto pericolosi oppure trovarsi ad accettare soluzioni che risolvono alcuni problemi mentre ne determinano di peggiori.

Continua intanto la publicazione degli editoriali di Gustavo Esteva su La Jornada dal Messico

Leggi sul blog:

2019 06 08 Le minacce della rete 5G

2019 07 06 L’intelligenza artificiale accresce il caos climatico

Il grande pensatore latinoamericano Anibal Quijano

Un anno fa moriva novantenne il sociologo peruviano Aníbal Quijano, la cui opera è stata ricordata in questi giorni in un Encuentro a Lima. Poco conosciuto in Italia se non da pochi studiosi, Quijano è certamente uno dei massimi intellettuali latinoamericani ma possiamo senz’altro dire anche mondiali. Grande studioso del pensiero del suo famoso connazionale José Mariategui, dirigeva a Lima l’Anuario Mariateguiano ed era professore presso il dipartimento di sociologia della Binghmanton University degli Stati Uniti, dove insegnava anche il noto sociologo Immanuel Wallerstein, col quale collaborò nell’elaborazione della sua nota teoria sul “sistema-mondo”. Il fulcro degli studi di Aníbal Quijano è stato il lato oscuro della modernità, quello della colonialità del potere e del sapere.

Lo ricordiamo con le parole di alcuni intellettuali latinoamericani che in occasione della sua scomparsa ne onorarono il ricordo, ringraziando i figli Danilo e Piero che hanno autorizzato la pubblicazione di questa traduzione di un suo testo della quale ci assumiamo la responsabilità.

Il filosofo messicano Enrique Dussel ricorda che «il marxista Quijano seppe mostrare che la classificazione sociale nella modernità eurocentrica non fu la classe sociale, ma la razza. La razializzazione del marxismo che Quijano effettuò ispirandosi ai marxisti dei Caraibi*, applicata in America Latina a indigeni e meticci, ha conseguenze teoriche e pratiche molto originali, che aprono domande che le scienze sociali oggi si pongono in tutto il mondo (come la decolonizzazione epistemologica elaborata da Aníbal)».

In un dibattito a più voci con i sociologi argentini Maristella Svampa e Horacio Machado, il giornalista e ricercatore uruguaiano Raúl Zibechi ha affermato: «Aníbal ci pone una serie di questioni molto importanti sulla teoria rivoluzionaria, che dobbiamo inventare; non possiamo trasferire meccanicamente progetti rivoluzionari di taglio eurocentrico in altre realtà. Si deve ricordare che Aníbal ha formulato alcune idee molto importanti per comprendere i movimenti sociali e per potenziare l’azione sociale, idee sulla eterogeneità dei nostri popoli, della nostra storia rispetto all’eurocentrismo, e questo ci porta a pensare con la nostra testa, senza trasferire idee dal marxismo, l’anarchismo, la socialdemocrazia o il conservatorismo, pur tenendole in conto perché alcune sono interessanti, però costruendo il nuovo in base alle nostre realtà».

Maristella Svampa ha ricordato che «Quijano non era un intellettuale lontano dalle lotte sociali; egli accompagnò i settori subalterni e, partendo dalla categoria della decolonizzazione, che corre il rischio di essere svuotata della sua potenzialità critica, cercò di fare luce sulle dimensioni nella configurazione del potere, che da una prospettiva eurocentrica, ma anche dall’America Latina, si stavano invisibilizzando».

L’argentino Horacio Machado ha ricordato che «Il pensiero di Aníbal Quijano dovrebbe stimolarci a decolonizzare la nostra sensibilità vitale per poter recuperare la sapienza ancestrale dei popoli che stanno lottando per l’acqua, i loro territori e la vita».

Nel testo che proponiamo, tratto dalla antologia Cuestiones y horizontes (CLACSO, Buenos Aires, 2014), il suo impegno per la decolonizzazione del pensiero sia culturale che militante latinoamericano appare con chiarezza.

*Quali i martinicani Frantz Fanon e Aimé Césaire (nds)

Leggi STATO-NAZIONE, CITTADINANZA E DEMOCRAZIA: QUESTIONI APERTE

 

 

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