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CAMMINAR DOMANDANDO

pagine di autonomia

Non in nostro nome!

Una notizia shock ma forse inevitabile dalla Colombia: In seguito alla strage sistematica in atto di leader indigeni e di ex-guerriglieri tornati alla vita civile dopo gli accordi di pace fra governo e FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane)  che avrebbero dovuto chiudere un conflitto ultracinquantennale (da inizio gennaio a fine giugno di quest’anno 109 leader sociali, 140 ex combattenti e alcune decine di loro familiari)  tre ex comandanti delle Farc hanno denunciato l’accordo non rispettato dal governo e annunciato il loro ritorno alla guerriglia. Un gruppo di movimenti colombiani invita al dialogo, contro la ripresa di una guerra che sarebbe soltanto funzionale al proseguimento dell’espropriazione e della repressione dei popoli. Qui il testo dell’appello con le istruzioni per l’adesione, da inviare entro il 30 settembre.

È mancato il 31 agosto Immanuel Wallerstein, storico, sociologo e editorialista statunitense. Enrique Dussel ne traccia la figura e l’impegno. Leggi l’articolo.

Passi concreti verso nuovi mondi

Mentre in Occidente ci agitavamo inconcludenti, distratti da scioperi del clima che fa comodo star a guardare dalla finestra e da killer clown della politica, gli Zapatisti, con un comunicato del 17 agosto, ci raccontano come si sono silenziosamente disseminati e possono ora raccogliere i primi frutti della grande mobilitazione per la creazione di nuovi mondi, ovvero nuovi territori liberati dal capitalismo.  Ci mostrano il cammino, ma noi siamo distratti…
Leggi il comunicato dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).
A commento del comunicato dell’EZLN, leggi gli articoli di Raúl Zibechi e di Luis Hernández Navarro.
Sulla situazione dei popoli indigeni in Messico, leggi anche l’articolo in cui Gustavo Esteva su La Jornada ci racconta la strenua lotta delle popolazioni originarie per l’autonomia sui loro territori.

SCIENZA MALATA

Sempre più spesso le innovazioni tecnologiche e scientifiche ci vengono  presentate come un incontrovertibile e benefico progresso, soluzioni da accogliere con entusiasmo, che ci renderanno la vita più facile e risolveranno problemi finora irrisolvibili.  Quasi sempre queste innovazioni consentiranno lauti guadagni ad alcuni. Dopo tutto, garantisce la Scienza!

Altrettanto spesso però, a queste squillanti e trionfali trombe della Scienza, rispondono altri scienziati che sollevano questioni che appaiono rilevanti e che illuminano le possibili, gravi conseguenze che queste innovazioni potrebbero avere sull’umanità tutta.

Pur se pensiamo che la scienza sia in grado di risolvere molti problemi (sempre che la ricerca sia libera da pressioni o conflitti d’interesse) crediamo anche che essa sia vera scienza quando non propugna dogmi ma si basa su ricerche sperimentali dimostrate e ripetibili, condotte con metodi validi di indagine e analisi, basate su dati raccolti e ordinati e comunicazione chiara e trasparente delle conclusioni. Conclusioni sempre discutibili alla luce di nuove evidenze, conoscenze o scoperte. Mettere in discussione, con l’onere della prova, verità date per scontate non è antiscientifico. Qualsiasi censura del dibattito scientifico, invece, è certamente controproducente per il pensiero scientifico stesso. E, in mancanza di certezze scientificamente provate, deve prevalere il principio di precauzione.

Silvia Ribeiro, ricercatrice del Gruppo ETC,  ci racconta come, sia nel caso dell’intelligenza artificiale che per quanto riguarda il 5G, gli scienziati siano tutto fuorché unanimi nel plauso a queste innovazioni e di quanto sia importante essere informati per non diventare le cavie consenzienti di esperimenti potenzialmente molto pericolosi oppure trovarsi ad accettare soluzioni che risolvono alcuni problemi mentre ne determinano di peggiori.

Continua intanto la publicazione degli editoriali di Gustavo Esteva su La Jornada dal Messico

Leggi sul blog:

2019 06 08 Le minacce della rete 5G

2019 07 06 L’intelligenza artificiale accresce il caos climatico

Il grande pensatore latinoamericano Anibal Quijano

Un anno fa moriva novantenne il sociologo peruviano Aníbal Quijano, la cui opera è stata ricordata in questi giorni in un Encuentro a Lima. Poco conosciuto in Italia se non da pochi studiosi, Quijano è certamente uno dei massimi intellettuali latinoamericani ma possiamo senz’altro dire anche mondiali. Grande studioso del pensiero del suo famoso connazionale José Mariategui, dirigeva a Lima l’Anuario Mariateguiano ed era professore presso il dipartimento di sociologia della Binghmanton University degli Stati Uniti, dove insegnava anche il noto sociologo Immanuel Wallerstein, col quale collaborò nell’elaborazione della sua nota teoria sul “sistema-mondo”. Il fulcro degli studi di Aníbal Quijano è stato il lato oscuro della modernità, quello della colonialità del potere e del sapere.

Lo ricordiamo con le parole di alcuni intellettuali latinoamericani che in occasione della sua scomparsa ne onorarono il ricordo, ringraziando i figli Danilo e Piero che hanno autorizzato la pubblicazione di questa traduzione di un suo testo della quale ci assumiamo la responsabilità.

Il filosofo messicano Enrique Dussel ricorda che «il marxista Quijano seppe mostrare che la classificazione sociale nella modernità eurocentrica non fu la classe sociale, ma la razza. La razializzazione del marxismo che Quijano effettuò ispirandosi ai marxisti dei Caraibi*, applicata in America Latina a indigeni e meticci, ha conseguenze teoriche e pratiche molto originali, che aprono domande che le scienze sociali oggi si pongono in tutto il mondo (come la decolonizzazione epistemologica elaborata da Aníbal)».

In un dibattito a più voci con i sociologi argentini Maristella Svampa e Horacio Machado, il giornalista e ricercatore uruguaiano Raúl Zibechi ha affermato: «Aníbal ci pone una serie di questioni molto importanti sulla teoria rivoluzionaria, che dobbiamo inventare; non possiamo trasferire meccanicamente progetti rivoluzionari di taglio eurocentrico in altre realtà. Si deve ricordare che Aníbal ha formulato alcune idee molto importanti per comprendere i movimenti sociali e per potenziare l’azione sociale, idee sulla eterogeneità dei nostri popoli, della nostra storia rispetto all’eurocentrismo, e questo ci porta a pensare con la nostra testa, senza trasferire idee dal marxismo, l’anarchismo, la socialdemocrazia o il conservatorismo, pur tenendole in conto perché alcune sono interessanti, però costruendo il nuovo in base alle nostre realtà».

Maristella Svampa ha ricordato che «Quijano non era un intellettuale lontano dalle lotte sociali; egli accompagnò i settori subalterni e, partendo dalla categoria della decolonizzazione, che corre il rischio di essere svuotata della sua potenzialità critica, cercò di fare luce sulle dimensioni nella configurazione del potere, che da una prospettiva eurocentrica, ma anche dall’America Latina, si stavano invisibilizzando».

L’argentino Horacio Machado ha ricordato che «Il pensiero di Aníbal Quijano dovrebbe stimolarci a decolonizzare la nostra sensibilità vitale per poter recuperare la sapienza ancestrale dei popoli che stanno lottando per l’acqua, i loro territori e la vita».

Nel testo che proponiamo, tratto dalla antologia Cuestiones y horizontes (CLACSO, Buenos Aires, 2014), il suo impegno per la decolonizzazione del pensiero sia culturale che militante latinoamericano appare con chiarezza.

*Quali i martinicani Frantz Fanon e Aimé Césaire (nds)

Leggi STATO-NAZIONE, CITTADINANZA E DEMOCRAZIA: QUESTIONI APERTE

 

 

Capital Tempesta

Il capitalismo non arresta il suo vento di rapina e, sotto le melliflue spoglie di Amlo, Andres Manuel Lopez Obrador, nuovo presidente del Messico, si appresta a invadere e colonizzare l’ Istmo di Tehuantepec a prescindere da una consulta previa delle popolazioni coinvolte, che è stata previa solamente all’arrivo dei bulldozer. Ce lo racconta Gustavo Esteva dal Messico nel suo consueto editoriale sulla Jornada.

Il rispetto dei popoli originari risulta carente anche quando Amlo chiede al re di Spagna di domandare perdono per l’invasione di 500 anni fa, ma non menziona le scuse dovute dai bianchi, discendenti degli spagnoli, che tuttora siedono nella maggioranza dei luoghi del potere messicano. Una vera decolonizzazione deve ancora iniziare. Tanto conclude Enrique Dussel nell’interessante ricostruzione storica (in spagnolo) della Conquista del Messico da parte degli spagnoli, che ha causato la morte di 9 milioni di indigeni su 11 in meno di cento anni.

Ma il vento non si arresta e, quando deve, spinto da mutate condizioni economiche, cambia. Alejandro Nadal, economista messicano, con rara chiarezza e sintesi, ci indica due ragioni di fondo che porteranno alla prossima mutazione del capitalismo (in spagnolo).

Gli indigeni, dal canto loro, stanno cominciando a organizzarsi da soli. In tutta l’America Latina di fronte alla violenza diffusa da parte degli Stati, delle multinazionali, delle milizie paramilitari e dei trafficanti, stanno nascendo “forme di autodifesa e di contro-potere. All’inizio sono forme di difesa, però, nel corso del loro sviluppo, arrivano a stabilire veri e propri poteri paralleli allo Stato”. Ce lo racconta il sociologo Raul Zibechi in Le popolazioni hanno bisogno di difendere la vita e il territorio con esempi da Colombia, Perù, Messico….

Di tutto questo, e altro ancora, parleremo al prossimo SEMINARIO RESIDENZIALE DI STUDIO con Raul Zibechi il 22-27 giugno 2019 in provincia di Firenze. C’è ancora qualche posto…

Buona Pasqua!

da Camminardomandando

 

L’industria del petrolio e la geoingegneria, un pericolo globale

Solar radiation management

E’ almeno dal 1940 che le maggiori imprese petrolifere sono al corrente del pericolo del riscaldamento climatico e investono in ricerca per trovare una soluzione che consenta loro di continuare a estrarre e bruciare combustibili fossili. Per anni hanno negato l’evidenza e ora conducono esperimenti con il clima che mettono l’intero pianeta in pericolo.  E’ quanto sostiene Benzina sul fuoco (Fuel to the fire), una ricerca pubblicata questa settimana dal Centro Internazionale di Diritto Ambientale (CIEL la sua sigla inglese) raccontata da Silvia Ribeiro, ricercatrice del Gruppo Etc. La stessa autrice firma un articolo sullo stesso argomento in cui chiarisce come “tra i governi delle regioni che provocano la maggior quantità di emissioni vige l’accordo di non interferire nei guadagni del settore più ricco, che include le compagnie petrolifere transnazionali e altre, che traggono profitto da attività che generano il caos climatico.

Chi ci nutrirà?

fonte: ETC, dal video Who Will Feed Us

  • Il 70% degli abitanti del mondo è nutrito dalla Rete alimentare contadina che dispone solo del 25% delle risorse (terra, acqua, combustibili fossili), mentre…
  • Per ogni dollaro che si paga per il cibo della Catena agroindustriale, c’è un costo di altri 2 dollari per danni ambientali e alla salute.
  • Il costo dei danni provocati dal cibo industriale è 5 volte la spesa mondiale in armamenti.

Vi proponiamo in traduzione italiana un opuscolo fondamentale prodotto dal Gruppo ETC   che, con linguaggio semplice e comprensibile a tutti, confronta con ricchezza di dati e di illustrazioni i due sistemi di produzione del cibo:

Chi ci nutrirà?
La rete alimentare contadina
a confronto con la catena alimentare agroindustriale

 – leggi una breve presentazione dove troverai il link al testo completo in pdf.

Se ritieni utile collaborare a diffondere questo testo
puoi ordinare una o più copie cartacee a colori
che possiamo procurarti al puro prezzo di costo.

– per avere informazioni sull’acquisto, clicca qui oppure manda una mail a camminardomandando@gmail.com

Geoingegneria e cambiamenti climatici

Si è chiusa a Katowice in Polonia domenica 16 dicembre la COP24, la conferenza internazionale sul clima, con una dichiarazione che ha scontentato molte associazioni della società civile che vorrebbero impegni più decisi, consistenti e di sistema, per riuscite a fermare il cambiamento climatico e l’incremento dell’anidride carbonica in atmosfera, con il suo effetto d’innalzamento delle temperature.

Dalla Conferenza emerge che il sistema esistente, per la propria perpetuazione, vorrebbe imporre come “fatto compiuto” l’applicazione di nuove tecnologie di mitigazione che consentirebbero di continuare ad abusare del pianeta come oggi. Queste tecnologie di geoingegneria sono pericolose perché non possono essere testate se non su vasta scala, con impatti ambientali, economici e sociali estremamente rilevanti.

Pubblichiamo sul nostro blog i seguenti contributi:

Un introduzione al tema da parte di Silvia Ribeiro, ricercatrice e responsabile del Gruppo ETC per l’America Latina:

Come uscire dal caos climatico?

E ulteriori approfondimenti dal Gruppo ETC:

Tecnologie di geoingegneria

Geoingegneria: la grande cattiva soluzione

Geoingegneria: tentativi USA

Inoltre, 110 organizzazioni internazionali e nazionali e 6 assegnatari del “premio Nobel alternativo” hanno reso pubblico un Manifesto contro la geoingegneria, anch’esso reperibile sul blog in italiano e scaricabile in pdf.

Buona lettura e buone Feste!

Bolivia: Le donne, la politica, la vita quotidiana

Una lunga intervista a Silvia Rivera Cusicanqui, sociologa, storica e saggista boliviana di etnia aymara, sul ruolo delle donne boliviane nella società andina, nel passato, nel presente e nel futuro.

“…Prendersi cura della salute, del corpo, della vita, sono cose che hanno un’implicazione politica molto più grande, in virtù di questa connessione con il tema della Madre Terra. Oggi una politica degli affetti e della cura è un modo di fare politica, è un appello universale a ripoliticizzare la vita quotidiana”.

Parte prima

Parte seconda

Sempre di Silvia Rivera Cusicanqui, pubblichiamo un breve libro in lingua originale su pratiche e narrative di decolonizzazione
Ch_ixinakax utxiwa. Una reflexión sobre prácticas y discursos descolonizadores

Un breve libro con un punto di vista particolare in un discorso attualmente molto ampio in America Latina
scarica in pdf Ch_ixinakax utxiwa

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