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*Neologismo che allude alla situazione che si è creata a Gaza

Per capire quello che sta accadendo con gli accordi di pace, è necessario identificare il potere politico enorme che gli accaparratori di terra hanno in Colombia. Se non si capisce il problema del latifondo e della concentrazione della proprietà della terra, non si può capire niente di ciò che è successo nel paese negli ultimi 80 anni.

La bozza di programma del Partito Operaio Socialista tedesco nel 1875 diceva che i mezzi di produzione sono monopolio della classe capitalista. Marx criticava questa impostazione, perché non includeva la menzione del “monopolio dei proprietari terrieri (il monopolio della proprietà della terra è, anch’esso, alla base del monopolio del capitale)”. E aggiungeva che persino “in Inghilterra, nella maggior parte dei casi, il capitalista non era nemmeno proprietario del suolo su cui era costruita la sua fabbrica”.

In pieno secolo XXI, in Colombia il potere economico e politico dei grandi possidenti terrieri è ben noto. Il prolungarsi del conflitto armato ha scatenato una controriforma agraria e milioni di contadini sono stati trasferiti altrove. La Colombia è diventata il paese dove la terra costa più cara che in tutta la regione, e la maggior parte delle terre vocate alla semina non sono coltivate.

Il conflitto armato è diventato una zavorra che impedisce il rafforzamento dei movimenti sociali popolari e intralcia la lotta dei lavoratori e dei contadini per i loro diritti, mentre allo stesso tempo serve per reprimere e assassinare i combattenti popolari. I popoli indigeni, gli afrocolombiani, i contadini e i sindacalisti, così come i difensori dei diritti umani, pagano il prezzo più alto in termini di vite e di sofferenze a causa della continuazione del conflitto armato, e per tale motivo esigono che questo abbia termine.

Gli accaparratori di terre hanno fatto grandi affari con la guerra, non hanno nessuna intenzione di restituire quello che hanno portato via e vorrebbero continuare la rapina. La guerra serve anche a quelli che impongono grandi sfruttamenti minerari o petroliferi, o mega-progetti che provocano gravi danni ambientali nei territori, perché fornisce il pretesto e le condizioni per assassinare i leader delle comunità, cosa che fanno non solo in Colombia, ma in tutta l’America Latina e in altre parti del mondo.

Questi protagonisti della guerra non accetteranno alcun accordo di pace, nemmeno uno redatto da loro stessi, perché sanno che il principale effetto della fine del conflitto armato sarà che il popolo, e in special modo i contadini, potranno organizzarsi e mobilitarsi civilmente in forma massiccia per i propri diritti. Questo non lo possono accettare e non lo accetteranno, a meno di non essere piegati da una mobilitazione massiccia di milioni di colombiani, cosa che si impegnano a evitare a furia di fuoco e di sangue, e a furia di bugie diffuse sistematicamente.

Né l’accordo di pace firmato a Cartagena il 26 settembre 2016 né quello firmato a Bogotà il 24 novembre 2016 potevano essere accolti dai sostenitori dell’accaparramento di terre e dei mega-progetti dannosi, come non può essere da loro accettato alcun accordo di pace.

La speranza generata dall’accordo firmato a Cartagena assomigliava a quella risvegliata dall’accordo di Oslo, firmato a Washington il 13 settembre del 1993 tra Israele e Palestina, per il quale Isaac Rabin e Yasser Arafat ottennero il Nobel per la Pace nel 1994.

Gli estremisti, specialmente quelli religiosi, non accettarono mai gli accordi Israele-Palestina. Assassinii e attentati furono il cammino attraverso il quale l’accordo venne eroso e alla fine fatto a pezzi. Il 4 novembre del 1995, al termine di una manifestazione affollata in appoggio alla pace, Isaac Rabin venne assassinato da un estremista religioso ebreo. Rabin aveva appena finito di dire nel suo discorso: ”Sono stato uomo d’armi per 27 anni. Quando non c’erano opportunità per la pace, ci sono state molte guerre. Oggi, sono convinto dell’opportunità che abbiamo di realizzare la pace, una grande opportunità. La pace porta con sé dolori e difficoltà per poter essere raggiunta. Ma non c’è una strada che eviti quei dolori”.

Dopo la ripresa dei combattimenti tra gli estremisti mussulmani e l’esercito israeliano, dal 2001 Arafat fu posto agli arresti domiciliari a Ramallah sotto il controllo delle autorità israeliane, che così violarono l’Accordo di Oslo del 1993. Il governo israeliano ha moltiplicato gli insediamenti di coloni ebrei nel territorio palestinese riconosciuto dall’Accordo di Oslo e ha bombardato e invaso militarmente centinaia di insediamenti palestinesi e trasformato Gaza in un ghetto dove i palestinesi sono sistematicamente assassinati e massacrati. Israele è governato da quelli che si opposero all’accordo di pace e chiamarono Rabin “un traditore”; invece della pace c’è un incubo razzista.

Noi colombiani dobbiamo fare tutto ciò che serve alla difesa della pace, perché ai contadini, agli indigeni, alle comunità nere della Colombia non succeda quello che è successo in Palestina, perché i movimenti sociali popolari non vengano annientati.

Sfortunatamente, gli eventi vanno nella direzione dello sterminio:

In primo luogo, con una massiccia frode elettorale hanno ingannato migliaia di votanti con messaggi che preannunciavano la riduzione delle pensioni e l’eliminazione dei sussidi se fosse stato approvato l’accordo di pace; che sostenevano che l’accordo promuoveva l’omosessualità mediante “l’ideologia del genere”; che dicevano ai tassisti che le licenze dei loro taxi sarebbero state assegnate ai belligeranti smobilitati; che certi personaggi rispettati erano per il No, anche se in realtà erano per il Sì. Il risultato del plebiscito è stato il frutto di una frode, ma lo stanno convalidando per poter modificare gli accordi.

In secondo luogo, gli accordi sono stati modificati a detrimento dei contadini e delle comunità, e la riforma agraria è stata compromessa.

Il deterioramento del testo dell’accordo di pace sarebbe giustificato solo se un nuovo accordo coinvolgesse nell’impegno di porre fine al conflitto armato uno degli attori protagonisti della guerra che finora non ha assunto nessun impegno. In fin dei conti, un accordo di pace si fa tra nemici e non è come un progetto di legge che si decide con una votazione e a cui settori diversi apportano pareri. Un accordo di pace è tale perché non rispecchia il modo di pensare di nessuno di coloro che lo firmano e si impegnano ad osservarlo, ma consiste essenzialmente in un insieme interrelato di mutue concessioni tra coloro che erano in guerra. Purtroppo, in questo caso le concessioni fatte agli accaparratori terrieri non hanno comportato alcun impegno da parte loro nei confronti della pace, anzi, essi continuano a portare avanti i loro piani di guerra.

In terzo luogo (ed è la cosa più grave), nei giorni prima della firma degli accordi di pace, e con più forza nelle ultime settimane, si è scatenata una nuova ondata di omicidi di leader indigeni, contadini e afrocolombiani. Sono stati attaccati quelli che contestano l’estrazione petrolifera per fratturazione idraulica, con arresti e processi a Cesar e con omicidi a Caquetà. E’ stata destituita la governatrice del Putamayo, una giovane che ha sconfitto gli alti papaveri ed è una convinta paladina della pace e dei diritti della popolazione rurale.

Quarto: il sindaco di Bogotà, Enrique Peñalosa, ha ordinato all’ESMAD (N.d.t. – Squadra mobile anti-sommossa) di smobilitare l’Accampamento di Pace di coloro che in Piazza Bolivar aspettavano la ratifica di un accordo di pace che mettesse fine al conflitto armato.

Quinto: il governo nazionale ha presentato al Congresso, prima di presentare il nuovo accordo di pace, un progetto di legge che intende regolamentare la consultazione previa dei popoli e delle comunità indigene e nere e di altri gruppi etnici del paese, progetto che, secondo le organizzazioni indigene, “è un affronto senza precedenti”, contrario alla giurisprudenza nazionale e internazionale, e che, se fosse approvato, violerebbe i diritti collettivi fondamentali dei gruppi etnici.

Occorre ricordare che tra le proposte di modifica dell’accordo che l’ex presidente Alvaro Uribe fece, c’era quella di “limitare la consultazione previa”. Nel nuovo accordo non è stata accolta una proposta simile, ma il governo l’aveva già presentata con il suo progetto di legge.

I cambiamenti che nel nuovo accordo riguardano i contadini sono stati tutti proposti da Uribe, in alcuni casi insieme ad Andrés Pastrana e Marta Lucía Ramírez. Il loro scopo è quello di contrastare, indebolire o neutralizzare le importanti definizioni presenti nell’accordo (originale e modificato) in materia di economia contadina.

Gli accordi riconoscono “il ruolo fondamentale dell’economia contadina, familiare e comunitaria”. Ma questo è proprio ciò che vari governi in successione hanno negato. Uribe durante la sua prima campagna elettorale sconcertò il Congresso della Società degli Agricoltori della Colombia quando dichiarò la sua chiara diffidenza nei confronti di un qualsiasi ruolo economico autonomo dei contadini e proclamò così la necessità di subordinare i contadini ai grandi produttori. “Se pensiamo di aprire a Barrancabermeja un’impresa associativa contadina, dobbiamo esigere l’integrazione con un imprenditore efficiente di San Alberto, così che contadini associati e imprenditori con una tradizione d’efficienza siano fautori del buon successo di questi progetti”.

Questa subordinazione del contadino si stava già imponendo nella pratica con le associazioni strategiche, specialmente per la palma da olio, durante il governo di Andrés Pastrana, durante il quale fu inclusa nel cosiddetto Plan Colombia; e si andò avanti con i governi di Uribe, che poté contare su un credito da parte della Banca Mondiale per sostenere il progetto delle “associazioni produttive” di “piccoli agricoltori” con “imprese del settore privato”. Questa esperienza non raggiunse lo scopo di far decollare l’agricoltura colombiana, che alla fine del secondo governo Uribe attraversò una delle sue peggiori crisi.

Ora questo stesso punto è stato inserito nell’accordo di pace:

“1.3.3.6. Associativismo: il Governo incoraggerà e promuoverà l’associativismo, la concatenazione di aziende e le alleanze produttive tra piccoli, medi e grandi produttori, così come con aziende di trasformazione, commercializzazione ed esportazione al fine di garantire una produzione di scala, competitiva e inserita in catene di valore aggiunto che contribuiscano a migliorare le condizioni di vita degli abitanti rurali in generale e in particolare dei piccoli produttori. A tal fine fornirà assistenza tecnica, giuridica ed economica (credito o finanziamento) ai piccoli produttori così da garantire progetti equilibrati e sostenibili di economia familiare e associativi”.

Così è stata inclusa nell’accordo quella che è stata la politica e la piattaforma degli ultimi tre presidenti e anche la dottrina del Patto di Chicoral del 1972, e cioè che la presenza di “grandi aziende produttive” è necessaria per garantire la competitività. In realtà, l’agricoltura contadina può raggiungere e in alcuni casi anche superare l’efficienza delle coltivazioni intensive, e inoltre, a prescindere dalla dimensione della loro unità produttiva, gli agricoltori sono efficienti quando possono accedere alle risorse produttive e il contesto lo permette.

Questa modifica (all’accordo di pace – NdT) concorda con un’altra: “il Governo darà seguito a una legge per promuovere altre forme di accesso alle terre dello Stato come l’assegnazione di diritti d’uso”. La paternità di questa modifica è del Governo e della legge Zidres, che dice che gli occupanti di aree incolte che non raggiungano i requisiti per avere titolo alla terra, potranno “stipulare contratti di diritto reale di superficie, che permettano l’uso, il godimento e la disponibilità della superficie delle proprietà rurali che occupano” . Anche se l’accordo limita questa agevolazione ai medi produttori, non c’è dubbio che gli accaparratori di terra giochino alle spalle del governo, approfittando del No.

Il discorso tradizionale si è introdotto di soppiatto nel nuovo accordo, di modo che i “grandi produttori” e i “medi produttori” cercheranno di neutralizzare, come hanno sempre fatto, i programmi a favore dei contadini.

Un principio, aggiunto su proposta dei promotori del No, dice:

Sviluppo integrale delle campagne: Lo sviluppo integrale delle campagne dipende da un equilibrio adeguato tra i diversi tipi di produzione esistenti (agricoltura familiare, agroindustria, turismo, agricoltura commerciale di scala); dalla competitività e dalla necessità di promuovere e incoraggiare l’investimento nel settore agricolo con una visione imprenditoriale e con finalità produttive come condizione per il suo sviluppo; e dalla promozione e incoraggiamento, in condizioni d’equità, di concatenazioni della piccola produzione rurale con altri modelli di produzione che potranno essere verticali od orizzontali e di differente scala. In ogni caso si appoggerà e si proteggerà l’economia contadina, familiare e comunitaria cercando il suo sviluppo e rafforzamento.

L’accordo modificato ha mantenuto, fortunatamente, il riconoscimento del ruolo fondamentale dell’economia contadina, così come i principi del Bienestar e del Buen Vivir ma è innegabile che, pur senza impegnarsi nell’accordo di pace, i latifondisti sono riusciti a presentare il loro programma, per usarlo più avanti quando cercheranno come sempre d’imporre il loro “bilancio adeguato”, con cui sono anche riusciti a erodere quanto era già stato concordato sulla partecipazione delle comunità nella pianificazione e nella gestione.

La nostra Costituzione definisce la Colombia, fin dal prologo e dall’articolo 1, una repubblica democratica partecipativa. Non è quindi una mera democrazia rappresentativa. Il testo dell’accordo originale sviluppava questo punto quando sanciva che si stabilissero “organi decisionali ai diversi livelli territoriali nei quali sia inclusa la presenza delle comunità”, ma nell’accordo modificato ora si dice che si tratta di organi “per garantire la partecipazione delle comunità nel processo decisionale”, cioè, non nel prendere le decisioni.

E ancora, l’accordo modificato dice che i meccanismi di partecipazione “in nessun caso possono limitare le competenze esecutive di coloro che sono al governo né le competenze di organi collegiali (Congresso, consigli e assemblee)”. Tuttavia, i fautori del No hanno preso per sé quello che negano alle comunità rurali, limitando le competenze del Presidente della Repubblica nel definire l’accordo di pace.

Quanto alla costituzione di zone di riserva contadina, l’accordo modificato semplicemente aggiunge che “verranno istituite da parte dell’autorità competente in conformità alla normativa vigente”, il che era ovvio nell’accordo precedente, visto che esiste una normativa chiara su queste zone, ma la sua applicazione fu congelata, prima per decisione del governo Uribe e poi addirittura dietro sollecitazione del ministro della Difesa! Ciò che l’accordo precedente e quello modificato determinano è che sia applicata la legge sulle riserve contadine, in vigore dal 1994.

Quello che è successo alle riserve contadine nel corso degli ultimi 22 anni dimostra che il problema non è quello che dicono una legge, un decreto o un accordo, ma che il conflitto armato è stato usato per impedire ai contadini di esercitare i loro diritti e per deportarli.

Per non restituire ai contadini quello che gli è stato tolto, per continuare ad accaparrare terre, per imporre le grandi miniere a cielo aperto, la fratturazione idraulica per estrarre il petrolio, la deviazione del corso dei fiumi per estrarre carbone o per le dighe, furti di acqua dei torrenti, attività estrattive che ledono l’integrità culturale o distruggono gli ecosistemi, i rapinatori hanno bisogno che il conflitto armato continui, che non ci sia pace e che la Colombia sia governata da quelli che hanno promosso il No all’accordo di pace.

Non si tratta di una semplice opposizione parlamentare all’accordo di pace. C’è un nuovo spiegamento impunito dei gruppi paramilitari che riducono ogni comunità a un ghetto, a un inferno quotidiano stile Gaza. Ma, in Colombia, le comunità più colpite dal conflitto armato hanno votato in massa per il Sì agli accordi nel referendum, specialmente le comunità nere e indigene. In Colombia non c’è un Hamas, come a Gaza: i nemici della pace e i fanatici religiosi sono dall’altra parte.

La difesa delle comunità rurali sarà anche la lotta per la sovranità alimentare. Donald Trump dice che proteggerà gli Stati Uniti dalle importazioni, ma sarà promotore delle esportazioni, ripetendo la vecchia storia del bastone per imporre all’America Latina l’acquisto di una maggior quantità di beni di consumo nord-americani, specialmente in campo agricolo, prodotti proprio in quelle regioni che hanno votato in massa per lui. Senza pace, continueranno a imporre la distruzione della nostra sovranità alimentare.

La lotta per la pace è oggi fondamentale, è la cosa più importante per poter difendere i diritti dei lavoratori colombiani e specialmente per le comunità contadine, indigene e afrocolombiane.

Héctor Mondragón

20 novembre 2016

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