Contestando leggi ingiuste, come la Costituzione di Ciudad de México (CDMX),i i Nahua si costituiscono in assemblea al di fuori del governo e dei partiti.

di Hermann Bellinghausen

i Nel gennaio 2016 è stato ufficialmente cambiato il nome di Città del Messico, che si chiamava Distrito Federal (DF), in Ciudad de México (CDMX). Non si è trattato di un semplice cambiamento di nome, ma di nuove modalità di governo con varie ripercussioni sulla vita dei residenti.

I popoli nahua[1] di ejidos[2] e comunità agricole della Cuenca de México (che occupano la maggior parte del Sud del territorio della capitale del paese) – costituiti dallo scorso dicembre in Assemblea Autonoma dei Popoli della Cuenca de México (AAPCM) – hanno manifestato la loro opposizione a leggi ingiuste, come: la Costituzione della Ciudad de México, che riduce a brandelli i diritti agrari più elementari sanciti nell’articolo 27 della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani; la Legge sull’Acqua e la Sostenibilità Idrica di Città del Messico, che a sua volta colpisce i diritti agrari delle popolazioni; la Legge Generale sulla Biodiversità, che legalizza il saccheggio delle risorse naturali proprietà dei popoli indigeni del paese.

In una conferenza stampa tenuta presso il Centro Nazionale di Comunicazione Sociale (Cencos), i legittimi rappresentanti di 18 comunità, originari del distretto, prevalentemente agricolo e forestale, hanno dichiarato: “Abbiamo un’origine ancestrale e relazioni storiche di secoli, e abbiamo deciso di camminare coordinati nella difesa dei nostri diritti”, con un’organizzazione indipendente dal governo e dai partiti politici.

Con la partecipazione di altre comunità di quella che viene chiamata Cuenca de México, alcuni dei cui portavoce hanno preso a loro volta la parola, si sono trovati d’accordo con quanto affermato da Francisco Pastrana, di Milpa Alta: “I nostri popoli sono gli unici che possono contrastare la crisi ambientale della città”.

Si proclamano proprietari di più del 50 per cento del territorio della capitale del paese, sulla base di titoli di proprietà rilasciati dalle autorità vicereali durante il periodo coloniale e di risoluzioni presidenziali di titolarità e di conferma delle loro terre, in qualità di eredi di una cultura ancestrale.

Con varie contestazioni o vertenze con istituzioni federali (Procura Agraria, Conafor, Sedatu, Conagua, tribunali agrari) e del distretto, si rivolgono anche ai governi locali e promettono di essere una patata bollente per i candidati in corsa per le prossime elezioni presidenziali. Rivendicano le proprie forme di rappresentanza agraria, sociale e politica: Difenderemo le nostre legittime rappresentanze dalle leggi, dagli organismi di governo e dai funzionari che pretendono di disconoscerle.

Come punto centrale della loro ampia esposizione corale di questa mattina, hanno dichiarato che non permetteranno che le terre, le acque e i monti della vasta serranía (regione montuosa) Ajusco-Chichinautzin, di proprietà collettiva, siano espropriate e destinate  allo sviluppo immobiliare, allo sfruttamento di risorse naturali e all’attuazione di piani e progetti che non portano beneficio ai popoli del luogo e mettono in pericolo gli ultimi spazi naturali della zona. Secondo Pedro Rodríguez Sandoval, de Totoltepec, le autorità, le imprese immobiliari e le multinazionali danneggiano i territori in questione più che gli invasori e i tagliaboschi [illegali]

Noi popoli di questa zona montuosa garantiamo i lavori di conservazione ambientale nelle ultime oasi naturali del territorio, il che va a vantaggio dei più di 20 milioni di abitanti della Cuenca de México e della valle di Cuernavaca.

Alla conferenza hanno partecipato anche popoli dell’Anáhuac, privati dei loro territori ancestrali dall’irresponsabile espansione urba­na della città e dalla privatizzazione, dalla confisca e dall’esproprio di terre. Hanno chiesto il rispetto della loro identità di popoli indigeni e la ricostituzione dei loro territori ancestrali.

Al centro delle loro vertenze con lo Stato hanno messo la Procura Agraria (PA), e in particolare il suo delegato nel Distretto Federale (sic), René Francisco Bolio Halloran. Hanno denunciato le sue pratiche sistematiche di false assemblee comunitarie per imporre rappresentanze comunali e commissariati degli ejidos, con il proposito di privare gli indigeni delle loro terre di uso comunitario per destinarle a installazioni delle forze armate.

I membri dell’Assemblea Autonoma dei Popoli della Cuenca de México (AAPCM) condividono la decisione che nessun progetto, di nessun tipo, si insedierà nelle loro terre di uso comune senza l’avallo di assemblee legali e legittime. Non saranno tollerate consultazioni che non siano conformi agli standard internazionali. La nostra modalità di consultazione, hanno aggiunto, è la decisione comunitaria in assemblee e non quella che il governo pretendesse di imporre.

Nessuna organizzazione, associazione, partito politico, funzionario, leader, operatore politico o capo – hanno detto – interverrà a orientare e a dirigere la nostra lotta, che è degna, è solamente al servizio delle comunità e risponde soltanto a loro. Di conseguenza, qualsiasi governo che pretendesse di operare nel territorio dovrà farlo nel quadro del rispetto dei nostri diritti e dei nostri sistemi normativi interni, riconosciuti dalla legislazione nazionale e internazionale.[3] Questo è l’unico modo per promuovere una nuova relazione fra i popoli indigeni e lo Stato.

La comunità di Milpa Alta (che comprende Villa Milpa Alta, San Pablo Oztotepec, Santa Ana Tlacotenco, San Lorenzo Tlacoyucan, San Jerónimo Miacatlán, San Agustín Ohtenco, San Francisco Tecoxpa, San Pedro Atocpan) e quella di San Miguel y Santo Tomás Ajusco (Tlalpan) sono attive nella resistenza. Si sono unite con gli ejidos San Andrés Totoltepec, San Nicolás Totolapan ed Héroes de 1910, con le comunità Santa Cruz Xochitepec, Santa Cecilia Tepetlapa, San Francisco Tlalnepantla, San Mateo Tlaltenango e San Mateo Xalpa, oltre che con villaggi e quartieri di Culhuacán. Questa mattina si sono affiancati a loro altri popoli del corridoio Ajusco-Chichinautzin, provenienti dai distretti Magdalena Contreras, Cuajimalpa y Álvaro Obregón. También de Coyoacán, Venustiano Carranza, Xochimilco, Milpa Alta (San Salvador Cuauhtenco) e Tlalpan.

 

testo originale: “Pueblos nahuas deciden caminar por su cuenta”, in La Jornada, 20 gennaio 2018

traduzione a cura di Camminardomandando

[1] Il pueblo nahua è il più numeroso dei circa 50 diversi popoli indigeni che ancora sussistono in Messico, e conta più di un milione di persone. Sono discendenti degli Aztechi o Mexica e sono presenti, con nomi diversi, in molti Stati mesoamericani.

[2] Comunità rurali con proprietà collettiva della terra, ma assegnata in uso familiare.

[3] Vedi l’art. 169 del Trattato sui popoli indigeni dell’Ufficio Internazionale del Lavoratori dell’ONU o la Dichiarazione sui diritti comunitari dei popoli indigeni approvato dalla Nazioni Unite nel 2007.