testo e foto di Valentina Valle Baroz

1 novembre 2018

Lo scorso 13 ottobre migliaia di honduregni hanno lasciato a piedi San Pedro Sula, diretti verso gli Stati Uniti. La stampa internazionale, le organizzazioni per i diritti umani, le Nazioni Unite e i governi di tutto il mondo hanno improvvisamente guardato verso l’Honduras, ma continuano a non vederlo. Gli honduregni da decenni allertano la comunità internazionale sulla situazione disastrosa che esiste nel paese (omicidi, femminicidi, sequestri di persona, estorsioni, espropriazioni di terra e neo-estrattivismo). L’esodo di migranti è solo l’ultimo di una serie di azioni di protesta che mirano a cambiare il corso delle politiche neoliberali del presidente imposto Juan Orlando Hernández.
Il seguente testo è parte di una serie di tre articoli che cercano di inquadrare questo esodo nel contesto a cui appartiene, visto che i migranti non hanno solo bisogno di solidarietà e sostegno, ma anche di rispetto e dignità per le loro lotte passate, presenti e future.

Parte II.
Omicidi politici, megaprogetti e violazione di diritti umani.
L’eredità del colpo di Stato del 2009.

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Nella notte del 2 marzo 2016, nella città de La Esperanza, Dipartimento di Intibucá, Honduras, Berta Cáceres, simbolo internazionale della lotta contro l’espropriazione e lo sfruttamento delle multinazionali, è uccisa da sicari ingaggiati dalla società Desarrollo Energético Sociedad Anónima (DESA). Ora, più di due anni dopo, il Pubblico Ministero (PM) cerca di portare avanti un processo contro otto delle persone coinvolte nell’omicidio, riuscendo però solo a dimostrare la totale mancanza di controllo che esiste all’interno delle istituzioni honduregne, fino all’illegalità che imperversa nella stessa Corte Suprema.

In modo arbitrario, il PM ha negato ai familiari della vittima l’accesso alle informazioni basilari sul processo, non ha analizzato prove fondamentali e ha respinto la costituzione del Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras (COPINH), organizzazione fondata da Berta Cáceres, come parte civile lesa all’interno del processo. In ultimo, ha respinto la perizia sul contesto previo all’omicidio come prova e si è rifiutato di chiamare a testimoniare la famiglia Atala Zablah, proprietaria dell’impresa DESA.

Per questo, i parenti della vittima e alcuni membri del COPINH, nella persona dei loro avvocati, hanno deciso di depositare cinque procedimenti di ricorso legale davanti al giudice dell’opposizione, chiedendo il rispetto dei loro diritti a ottenere un processo giusto. Inizialmente, era sembrato che la misura avesse sortito un certo effetto e che si potesse cambiare la composizione della corte, o almeno non intraprendere il processo finché i cinque ricorsi non fossero stati esaminati e risolti. Mercoledì 17 ottobre, invece, il PM ha nuovamente annunciato l’inizio del processo, riconoscendo il diniego degli avvocati della famiglia di Cáceres a continuare un giudizio inquinato come un abbandono processuale, e lasciando, di fatto, le vittime prive di difesa legale.

Edy Tábora, avvocato di Gustavo Castro, sopravvissuto a un tentato omicidio che accompagnò l’assassinio di Berta, spiega così questa totale mancanza di rispetto non solo per le persone ma anche per le istituzioni e le leggi dello Stato da parte degli stessi suoi funzionari:

Il processo per l’omicidio di Berta Cáceres è diventato un braccio di ferro politico, visto che siamo di fronte a una rielezione presidenziale illegale e illegittima (quella di Juan Orlando Hernández, nda), e che la possibile transizione, negli anni a venire, di quella che chiamiamo una dittatura, sta mettendo in allarme gli uomini d’affari. Da diversi mesi sta circolando un’importante campagna diffusa dalle imprese private, non solo da DESA ma da tutte, in generale, che sta inviando il messaggio che gli imprenditori non sono disposti a permettere che comunità e popolazioni indigene continuino ad ottenere risultati rilevanti com’è accaduto con il COPINH, che è riuscito a frenare il progetto idroelettrico Agua Zarca. Questo processo è un test molto importante per quanto riguarda l’implementazione del modello estrattivista nel paese, perché la maggior parte dei casi di omicidio che hanno relazione o sono conseguenza di quest’implementazione, sono rimasti impuniti.

Quando gli si chiede di contestualizzare il caso di Berta Cáceres, l’avvocato Tábora inizia da lontano, visto che “contestualizzare questo caso significa analizzare quello che è successo dopo il 28 giugno 2009, cioè dopo il colpo di Stato“. Racconta l’avvocato che, subito dopo il golpe, il gruppo che prese il potere economico e politico innanzi tutto si dedicò a progettare, a partire dal gennaio 2010, una “Visione del Paese” e un “Piano della Nazione” nei quali possiamo scorgere “la volontà di configurare uno Stato estrattivista, con un modello politico e di sicurezza pubblica totalmente repressivi”.

Tenendo presente questo modello di nazione, il primo provvedimento è stato modificare la legislazione e approvare normative che consentono l’esproprio territoriale. Nei sei mesi successivi al colpo di Stato e alla formulazione dei Piani, è stato dato in concessione circa il 30 per cento del territorio nazionale, che era già stato mappato nel 2004, dopo aver approvato la legge sulla proprietà e l’ordine territoriale. Nel 2009, sono stati poi approvati: la legge generale sull’acqua; la legge sulle attività nucleari e la sicurezza radiologica; una regolamentazione del sistema nazionale di valutazione dell’impatto ambientale; una legge sul programma nazionale del lavoro orario, che precarizza i diritti dei lavoratori; una legge che promuove l’alleanza pubblico-privato, che praticamente affida tutti i servizi pubblici a società private; una legge per rafforzare l’educazione pubblica e comunitaria, che consiste nel trasferire tutti gli obblighi statali in materia di istruzione alle comunità; una legge che semplifica le procedure di investimenti pubblici, ossia la flessibilità delle concessioni; una legge per promuovere il turismo rurale sostenibile, che prevede concessioni dei territori costieri sugli oceani Atlantico e Pacifico; una legge speciale che disciplina i progetti pubblici di energia rinnovabile, che è una delle leggi che ha causato il maggior danno alle popolazioni indigene in termini di esproprio territoriale. A queste si sommano le leggi minerarie generali del 2012; la legge sulla protezione delle piante, che è la legge Monsanto in Honduras; la legge sul rafforzamento dell’allevamento di gamberi; quella della concessione di tutta la costa pacifica agli industriali; la legge del fondo nazionale per la competitività del settore agricolo, che significa beneficiare i grandi proprietari terrieri con denaro pubblico per la produzione, in particolare per le monocolture; la legge speciale delle zone di sviluppo, che praticamente consiste nella terziarizzazione della gestione del territorio con la finalità di creare zone franche all’interno dello Stato che favoriscano presunti investitori stranieri; la legge generale del settore elettrico, del 2014; e la legge quadro sul sistema di assistenza sociale, che privatizza la sanità pubblica e il sistema di sicurezza sociale. E, come queste, molte altre leggi, che consentono di vedere chiaramente come il progetto di espropriazione del territorio basato su un modello estrattivista è ciò che ha sostenuto e motivato la concentrazione del potere politico. Per non parlare delle molte riforme istituzionali che conferiscono maggior potere al presidente e delle riforme del sistema di giustizia che hanno permesso la sua rielezione.

Tutto questo e molto di più, che Tábora denuncia come contenuto nefasto della “Visione del Paese” e del “Piano della Nazione”, continua invece ad essere considerato uno “strumento per promuovere lo sviluppo globale del paese” da parte dell’Osservatorio di Pianificazione Regionale, organo della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL). Ancora una volta si palesa l’incongruenza delle agenzie delle Nazioni Unite, in questo caso la CEPAL che, nonostante la persecuzione dei popoli indigeni, gli omicidi dei difensori del territorio e gli oltraggi legali ai danni dei contadini, continuano a promuovere un’idea di sviluppo capitalista, basata su progetti di sfruttamento delle risorse naturali e che non cercano di migliorare le condizioni di vita della popolazione, ma solo di mantenerla silenziata e al servizio del capitale.

La relazione tra l’omicidio di La Esperanza e la consultazione libera, previa e informata
Per evidenziare l’emblematicità del caso di Berta Cáceres, l’avvocato Tábora sottolinea che la leader indigena, insieme con la sua organizzazione COPINH, era riuscita a fermare il progetto Agua Zarca, che prevedeva il completamento di una diga idroelettrica sul fiume Gualcarque, sacro per il popolo originario lenca, che in nessun momento era stato informato, o consultato, sul progetto di costruzione.

In una dichiarazione del 13 marzo 2018, l’Organizzazione Fraterna Negra di Honduras (OFRANEH), parla di “crimine di Stato relazionato con la consultazione” e sottolinea che “Berta, come attivista impegnata nella difesa dei diritti territoriali e culturali del popolo lenca, iniziò una campagna per la difesa dei bacini fluviali di tutto il paese, avviando così un’offensiva legale per difendere il diritto alla consultazione previa, che non è stato incorporato nella legislazione nazionale, ma che lo Stato dovrebbe aver incluso dal 1995, visto che è uno dei paesi che hanno ratificato il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT, secondo la sua sigla in spagnolo)”.
La menzione del Convegno 169 dell’OIT non è casuale, dal momento che in America Latina (regione con il maggior numero di firmatari dell’accordo nel mondo) lo svolgimento di una consultazione libera, previa e informata (CLPI) viene enunciato in ogni intervento di Stati nazionali e imprese private come un requisito fondamentale per ottenere denaro da istituzioni finanziarie internazionali, come la Banca interamericana di sviluppo (BID) e la Banca mondiale (BM). In realtà, nei casi in cui si realizza una consultazione, tanto lo Stato come le imprese misconoscono i risultati a loro non favorevoli, e perseguono e criminalizzano le voci dissidenti.

In Honduras, dal 2012, e con il supporto tecnico e finanziario della BID e del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), lo Stato ha iniziato a lavorare a un progetto di legge sulla CLPI. Quest’iniziativa nasce dagli impegni presi nell’ordine del giorno delle Nazioni Unite in merito alla riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale (progetto di regolamento UN-REDD+), che contempla meccanismi di pagamento di servizi ambientali fino a 5,4 milioni di ettari di territori forestali in Honduras. A sua volta, la regolamentazione della CLPI fa parte anche dei negoziati del paese centroamericano con l’Unione Europea per la realizzazione di accordi volontari di partenariato per l’applicazione delle normative, la governance e il commercio forestale (AVA-FLEGT), firmati nel giugno 2018, giusto quando il governo honduregno preparava l’approvazione di un regolamento della CPLI.

Per completare il quadro del sistema giuridico honduregno in relazione alla consultazione, vale la pena segnalare che l’UNDP ha promosso la creazione di una legge elaborata con la Confederazione dei popoli indigeni dell’Honduras (CONPAH) e la Direzione delle popolazioni indigene e afro-honduregne (Dinafroh), organizzazioni che OFRANEH denuncia come “conniventi con lo Stato in una serie di violazioni del diritto alla consultazione, come nell’adozione della legge sull’acqua, della legge sulle Regioni speciali per lo sviluppo (RED), successivamente sostituita dalla legge per le Zone per l’impiego e lo sviluppo economico (Zede), e della legge mineraria”. Non si stenta a capire perché tanto OFRANEH come il COPINH siano stati esclusi dal processo per la costruzione della prima bozza della CLPI.

In altre parole, la necessità di una regolamentazione della CPLI risponde all’urgenza di realizzare progetti per la presunta conservazione delle foreste e per la gestione sostenibile, finanziati da istituzioni internazionali e altrettanto internazionali dollari, piuttosto che non per ascoltare le ragioni ed esigenze di contadini e popolazioni indigene, che invece intendono questo strumento legale come un mezzo per difendere i loro territori e garantire la libera determinazione delle loro comunità.

Un documento ottenuto da Avispa Midia descrive il grado di coinvolgimento dell’UNDP, “che ha fornito sostegno finanziario e tecnico attraverso 16/18 workshop, dimostrando un impegno significativo per i Popoli indigeni e afro-honduregni e con il governo dell’Honduras, oltre ad agire in molti contesti come interlocutore tecnico».

Nel 2016, l’UNDP ha assunto il peruviano Ivan Lanegra, che è stato incaricato di creare una copia della legge sulla consultazione vigente in Perù, una legge che è stata sottoposta a un processo di socializzazione che l’UNDP e lo Stato di Honduras chiamarono consultazione. Il 30 maggio 2019, l’Osservatorio per i diritti umani dei popoli indigeni dell’Honduras (ODHPINH) ha presentato al Congresso un progetto di legge per l’ottenimento della CLPI, che fino ad oggi è rimasto accantonato, di fronte alle pressioni del potere esecutivo che sta forgiando l’imposizione della versione della CLPI promossa dall’UNDP e dal programma REDD+.

Nella sopracitato comunicato emesso da OFRANEH in merito alla relazione tra l’omicidio della Cáceres e la consultazione, si osserva che “tra le altre cose, Berta era anche fortemente contraria al programma REDD+, alla minaccia di espropriazione e saccheggio che rappresentano tali iniziative, in particolare nei paesi con sistemi legali deboli”, visto che”la maggior parte dei problemi affrontati da Berta avevano origine nel rifiuto sistematico da parte dello Stato di rispettare la consultazione previa”, nonostante le raccomandazioni della relatrice dei Popoli indigeni presso le Nazioni Unite.

“Si segnala anche l’interesse a promuovere questo disegno di legge per garantire la certezza del diritto necessaria per incoraggiare gli investimenti e che qualsiasi ritardo nella loro adozione potrebbe danneggiare importanti accordi finanziari e commerciali internazionali che lo Stato intende intraprendere”, dice la relatrice nel suo rapporto, dove sottolinea anche che la partecipazione indigena non ha avuto un ruolo di primo piano né nei contenuti né nella metodologia dei workshop condotti dall’UNDP. Nel progetto preliminare presentato dallo Stato dell’Honduras in febbraio all’OIT, si garantisce il fatto che la consultazione non implica il diritto di veto.

Negli ultimi 10 anni più di 111 difensori ambientali sono stati uccisi in Honduras per aver assunto un loro ruolo di difesa delle comunità, principalmente contadine, indigene e garifuna. Berta Cáceres, indigena lenca assassinata nel marzo del 2016 per la sua lotta contro la diga di Agua Zarca, era parte del processo di costruzione del disegno di legge dell’ODHPINH.
“È incredibile vedere come, più di due anni dopo il suo omicidio, i mandanti del crimine non siano ancora state catturate, la società DESA e il suo progetto di morte di Agua Zarca non siano stati chiusi, e non si stiano prendendo in considerazione le richieste del COPINH e della famiglia di Berta”, ha detto Miriam Miranda, fondatrice di OFRANEH.

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