Sono passati 100 anni dall’ascesa al potere dei soviet, comitati di operai, contadini e soldati. Avevano l’obiettivo di mettere fine al governo del capitale e sostituirlo con il potere collettivo delle loro organizzazioni, il socialismo.

Disgraziatamente, dopo la morte di Lenin, dirigente della rivoluzione russa, fu eletto Stalin, rappresentante della burocrazia, la cui politica era rivolta a far sì che i beneficiari della rivoluzione anti-capitalistica non fossero i lavoratori delle città e delle campagne, ma la suddetta burocrazia.

Trotsky, coerente con la difesa degli interessi dei lavoratori, organizzò l’Opposizione di Sinistra, rivendicando il potere collettivo dei lavoratori.

La burocrazia lo perseguitò e lo calunniò. Trascriviamo la sua denuncia:

«Ricapitolando: alla richiesta che abbandonassi tutta la mia attività politica, risposi dichiarando che soltanto burocrati corrotti potevano formulare una simile richiesta e soltanto i rinnegati potevano accettarla. È difficile che gli stessi stalinisti si aspettassero una risposta diversa. Dopo di che, passò un mese senza nessuna novità. I nostri legami con il mondo esterno erano spezzati, compresi i rapporti illegali organizzati da giovani compagni che, superando enormi difficoltà, fino alla fine del 1928 mi inviavano ad Alma-Ata, da Mosca e da altri luoghi, informazioni abbondanti e precise. Nel gennaio di quest’anno abbiamo ricevuto soltanto i quotidiani di Mosca. Quanto più parlavano della lotta contro la destra, tanto più eravamo certi che ci sarebbe stato un golpe contro la sinistra. Questo è il metodo politico di Stalin.

Volinski, rappresentante della GPU [polizia segreta] di Mosca, rimase per tutto questo tempo ad Alma-Ata, in attesa di istruzioni. Il 20 gennaio si presentò nella nostra casa accompagnato da un gran numero di agenti della GPU, armati, che occuparono tutti gli ingressi e le uscite, e mi consegnò il seguente estratto degli atti di una conferenza speciale della GPU realizzata il 18 gennaio 1929:

Considerando il caso del cittadino Trotsky, León Davídovich, accusato in base all’articolo 58/10 del Codice Penale di svolgere attività contro-rivoluzionaria tramite l’organizzazione di un partito illegale anti-sovietico, la cui attività ultimamente si è orientata alla provocazione di azioni anti-sovietiche e alla realizzazione di preparativi per la lotta armata contro il potere sovietico,

si decide che il cittadino Trotsky, León Davídovich, sarà espulso dal territorio dell’URSS”».

Quando fu deportato, nessun paese voleva accoglierlo, finché Lázaro Cárdenas, presidente messicano, non gli concesse asilo.

Il processo di burocratizzazione andò crescendo, gli oppositori di sinistra vennero perseguitati.

Lo stalinismo ritenne che le critiche di Trotski, anche dall’esilio, gli recassero danno; decise di assassinarlo, e lo fece.

Prima di morire, Trotski aveva detto:

«La burocrazia non è una classe, ma l’escrescenza di una classe, per cui non ha destino storico… Se il governo non è recuperato dai lavoratori, verrà stritolato dal capitalismo».

Purtroppo questo è accaduto: lo stalinismo è marcito da dentro e ha reinstallato il capitalismo, i burocrati sono diventati capitalisti neoliberisti. Trotsky ha avuto ragione. Impariamo da lui. Non permettiamo la burocratizzazione delle organizzazioni popolari; che non comandino i dirigenti, che comandi la collettività.

Una dimostrazione del fatto che ciò è possibile l’abbiamo nella zona zapatista del Messico, dove da 23 anni comanda la collettività, non i dirigenti: eleggono gruppi di uomini e donne come coordinatori, non c’è segretario generale né presidente, tutti i membri del gruppo hanno lo stesso grado, dopo un po’ di tempo li cambiano, non c’è ri-elezione, non c’è la persona imprescindibile, tutti abbiamo una testa. Quando c’è una questione importante convocano un’assemblea perché la collettività decida: il loro principio è «comandare obbedendo».

Non più burocrazie, non più stalinismo, che comandi la collettività, nessun «dirigente», nessun «leader».

Lucha Indígena, anno 12, n. 134.

Fonte: http://utopiarossa.blogspot.it/2017/10/a-100-anos-de-la-gran-revolucion-rusa.html

Traduzione a cura di camminardomandando