Hector Mondragon
Hector Mondragon

scarica in pdf: Hector Mondragon Piccoli genocidi della crisi ciclica del Capitale solo it

Lunga premessa di Justin Poder, giornalista e professore di Studi Ambientali all’Università York di Toronto (Canada). “… ho definito le mie riflessioni piccoli genocidi riflettendo ai recenti attacchi di Israele contro Gaza … ma potrei parlare del 2009 in Sri Lanka … del 2002 a Gujarat in India … I tre esempi che ho portato, nella misura in cui non sono fatti isolati, che il loro accadere sembra generalizzarsi o accrescersi e che sono reali e ricorrenti, sarebbe importante stabilire la connessione e relazione con interessi economici e dinamici del capitale1 … per questo passo la parola a Héctor:

Héctor Mondragón
Accumulazione mediante distruzione di eccedenze di Capitale.

Sto seguendo da mesi, o forse anni, la correlazione tra le crisi cicliche del capitalismo e le guerre. Osservo e studio da questa prospettiva l’incremento delle guerre in questo periodo. Mi preoccupa la proliferazione di guerre, Iraq, Siria, Libia, Somalia, Congo, Afganistan… una lista lunga e direttamente legata all’economia e all’uscita dalla crisi del capitalismo che si ricerca a partire dal sistema e dai sui agenti e che sta crescendo. Questo mi preoccupa. Ma ancor di più mi preoccupa la mancanza di consapevolezza e di reazione dei movimenti di lotta e resistenza che non riconoscono l’entità di questa minaccia e, in questo contesto minaccioso, reale, concreto, lottano ognuno isolatamente.

Le guerre hanno sempre permesso di conquistare territori e risorse e anche creare lavoro. Nel capitalismo, la guerra ha un significato ulteriore, cioè la distruzione dei capitali nemici per superare la propria crisi. Questa caratteristica è specifica del capitale. Quest’obbiettivo non si trova in altri sistemi. Non si tratta solo di conquistare quanto di distruggere capitali. E’ Capitalismo mediante distruzione di capitali nemici. E’ accumulazione mediante distruzione di eccedenze di Capitale. Si tratta di distruggere capitali per favorire la riattivazione economica e generare così una risalita del capitale.

Ci sono differenze di entità in questo a seconda della profondità della crisi e delle necessità e capacità del Capitale. Su scala minore, per esempio, si realizza mediante la bancarotta di piccole e grandi imprese. Si riduce il Capitale in un settore man mano che, come conseguenza, si consolida un numero minore di consorzi più grandi. Lo abbiamo visto in più occasioni nei tempi recenti di crisi. Nel 2001, ad esempio, falliscono compagnie di trasporto aereo il che porta a eliminare concorrenza ed eccedenze così che le grandi compagnie si riprendano e tornino a crescere.

In periodi di recessione, 1914-39 e oggi, superare la crisi mediante il meccanismo dei fallimenti non è sufficiente. Non basta disabilitare alcuni capitali. Si richiede la loro distruzione e su scala massiccia. La Grande Depressione del 1930, per esempio, si risolse nella II Guerra Mondiale. Questo lo riconoscono anche economisti “mainstream”. Prima la Germania. Poi l’Italia. Le guerre precedenti la Seconda Guerra Mondiale attivarono quelle economie (Guerra d’Etiopia e altre). Poi, la Seconda Guerra che trasformò gli Stati Uniti in super-potenza e il mal definito “miracolo” giapponese e tedesco, che non sono miracoli ma la conseguenza di questo tipo d’intervento di Accumulazione mediante Distruzione. Nel caso del Giappone, fu dovuto, per esempio, alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Si tratta di una distruzione razionale, “necessaria” e massiccia per ottenere la riattivazione economica.

Dietro a questa (Accumulazione mediante Distruzione) e per darle sostegno e legittimazione c’è sempre una politica razionale e una teoria di legittimazione. Così come è stato per l’intervento genocida e la distruzione permanente e la ricostruzione ricorrente di Gaza in Palestina.

Oggi mi sto dedicando a un lavoro d’ampio respiro nel quale rivedo la storia da questo punto di vista e cerco di stabilire la relazione tra le crisi e questo processo di distruzione per affrontarle. Incontro l’esempio di Martin Heidegger che fu il filosofo della guerra, quello che generò la filosofia del Nazismo e della II Guerra Mondiale.

Ratzel e Haushoffer giustificavano la guerra dal punto di vista della geografia. Lo si fece però anche dal punto di vista di ambiti diversi come le scienze e il pensiero, la Teologia, la Storia, la Genetica…Tutto un costrutto di idee che giustificò l’apparizione del fascismo, del nazismo e la necessità della guerra che portò alla II guerra mondiale. Un processo di generazione d’idee, teorie, spiegazioni, giustificazioni e analisi che precedono, producono e disseminano giustificazioni per la distruzione necessaria.

Oggi succede lo stesso. Per esempio Samuel Huntington, ideologo della distruzione necessaria e della sua legittimazione e le sue opere che segnalano l’Islamismo da un lato e i processi e i popoli latinoamericani dall’altro, come nemici minacciosi che mettono a rischio la civilizzazione occidentale.

In altri campi, oggi come prima della distruzione necessaria, si sviluppano le teorie e si costruiscono le prove che la giustificano. E’ quanto osserviamo preoccupati, ma ciò nonostante non lo si riconosce né lo si affronta adeguatamente.

Nell’ambito della Teoria Economica, per citare uno tra i tanti esempi, condivido quello di Tyler Cowen2, un teorico neoliberista con influenza nelle alte sfere economiche. Si tratta di un suo articolo apparso sul New York Times nel giugno del 2014. Lui è economista e ricercatore, ma questo è un articolo politico. Affronta il tema della stagnazione economica. Cita una serie di dati in relazione alla stagnazione per i quali la Germania nell’ultimo trimestre riduce la produzione. Questi dati illustrano una realtà: si tratta di un periodo di stagnazione. Tyler si è dedicato, da una posizione organica al neoliberismo, a lavorare su neoliberismo e stagnazione. Conclude, partendo da cifre e analisi del contesto economico attuale, che non abbiamo guerre a sufficienza.

Nonostante tutte le guerre recenti, se pensiamo alle guerre che potrebbero farci uscire dalla stagnazione economica, quelle che sarebbero necessarie per raggiungere questo obiettivo, il periodo in cui viviamo è, in questa prospettiva, un periodo di pace. Dal punto di vista economico, la pace è un fattore determinante nell’attualità della stagnazione economica e dev’essere affrontata da questo punto di vista. C’è bisogno, di conseguenza e in modo razionale, di una grande guerra mondiale o, in mancanza di questa, una guerra fredda che attivi l’economia che ruota intorno alla guerra. Partendo dalla relazione stagnazione economica-pace, promuove, spiega e giustifica portandone le prove, una guerra estesa.

Sull’altro fronte i Keynesiani: Labelle, sostenitore di Leveque e altri, propongono un incremento dell’investimento sociale come meccanismo per attivare l’economia e superare la stagnazione. Di fronte a questo genere di attacco, Krugman dice che tutto questo è stato fatto ma che l’investmento sociale si è avuto solo con la guerra. Fu l’unico modo di uscire dalla recessione. La destra ha sempre impedito l’investimento pubblico come meccanismo per superare la stagnazione perché ciò va contro i suoi interessi, ed è per questo che fu necessaria la guerra.

Al grande capitale l’investimento pubblico non interessa a meno che sia per la guerra. A questo proposito, la guerra promuove gli investimenti. Il calcolo è che il capitale di coloro che sopravvivono si rivaluta e si converte in un affare gigantesco: sopravvivere alla guerra. Questa è accumulazione per distruzione. La guerra è un metodo di uscire dalla crisi. Gli esempi sono lampanti. Sappiamo oggi che ci sono giacimenti di gas sulla costa mediterranea di Gaza. Sappiamo che la guerra e la fame generano masse di migranti illegali che in realtà sono masse di mano d’opera a basso costo: 1 milione i rifugiati a causa della guerra in Iraq. In Siria, nessuno vince la guerra, ma la distruzione è totale. La Libia, il paese con il prodotto pro capita più alto dell’Africa, è distrutta permanentemente, con bande e sette che controllano piccoli ambiti territoriali e negoziano direttamente con il capitale lo sfruttamento delle risorse mentre stabiliscono cicli permanenti di distruzione-ricostruzione. L’obbiettivo è strategico: distruggere capitale per rivalutare il capitale intatto di altri.

Cicli di crescita e crisi del Capitale e accumulazione mediante distruzione.

Fa parte dei cicli del capitalismo. Siamo nell’onda lunga del calo del Capitale nei paesi sviluppati (con l’eccezione della Cina). I BRICS costituisce la competenza di capitali nel mezzo della crisi. Lungi dal portare a soluzione la crisi, ogni ripresa la rende più profonda per il suo carattere strutturale e siamo di fronte a un enorme, imminente rischio molto realistico che scoppi una grande guerra.

Questo contesto, le dinamiche e gli interessi del Capitale, il suo senso strategico e le sue capacità reali gli permettono inoltre di distruggere i movimenti sociali alternativi o di resistenza. Quando questi movimenti non sono coscienti di questi interessi, rischi e capacità. Quando non capiscono che si tratta di guerre di demolizione, di distruzione di capitale, cadono facilmente nelle trappole che generano e servono l’obbiettivo della distruzione e finiscono distrutti e assorbiti dal processo di accumulazione mediante distruzione.

Abbiamo esempi storici che ci permettono di riconoscere questi accadimenti: In Medio Oriente. Il Califfato islamico è creazione del Capitale, di Quatar, Arabia Saudita ecc. I quali oggi lo usano come pretesto per bombardare l’Iraq, la Siria ecc. il che non è comprensibile se non si capisce che l’intenzione è la distruzione di capitale. Nel caso dell’Iraq, le giustificazioni sono anche troppe. Prima Saddam, che pur essendo orrendo, non era questa la intenzione, la rimozione di un personaggio nefasto. L’intenzione era la distruzione-ricostruzione e l’accesso alle risorse. Lo stesso per Gheddafi e ora per Putin in Ucraina e in Russia. Sullo sfondo c’è l’intenzione di distruggere eccedenze di capitale e accedere alle risorse.

In Libia, ogni cittadina ha il suo Municipio che fa affari con le multinazionali. Inoltre vendono armi, si appropriano di risorse, di mercati e ricostruiscono mille volte ogni paese che viene distrutto. Con questa dinamica stabilita, permanente, il capitale si riprende. Non si possono costruire alternative al sistema capitalista senza fermare le guerre. Questa distruzione gli permette si rialzarsi come l’araba Fenice dalle macerie e dalla cenere. Da loro il pretesto per liquidare legalmente le conquiste nei diritti umani che si sono andati costruendo dalla rivoluzione francese.

La necessità del Capitale di distruggere le eccedenze di Capitale e di Popolazione nel suo ciclo calante e di crisi è una preoccupazione fondamentale per i prossimi anni. Non potrà essere ignorata pena il cadere in macchinazioni nazionaliste, reclutamenti per cause al servizio della distruzione e accettazione per ignoranza e ingenuità di una dinamica molto reale e minacciosa. Se non si capisce la necessità di guerre e di distruzione e la sua imminenza e non si affronta l’imperativo di fermarla, commetteremo un grave errore.

Justin Podur : Gaza illustra questa realtà esposta da Héctor. Israele ha distrutto Gaza 3 volte negli ultimi anni, dopo il 2008. Ogni volta che la distruggono Gaza viene ricostruita con risorse dell’Unione Europea e dei paesi del Golfo. L’impresa di ricostruire costituisce un sistema3. ( … ) In ciascuno di questi casi, che fanno parte di una precisa strategia, qual’è e come deve essere la nostra resistenza? ( … )

Manuel Rozental : ( … ) L’altro fatto inseparabile è lo sterminio-genocidio di eccedenza di popolazione ( … ) La crisi del capitale per mantenere il processo di accumulazione e la cruisi dei popoli dell’umanità e degli ecosistemi e della vita tutta, sono crisi che vanno in senso inverso: Se il Capitale supera la sua crisi, ciò avverrà al prezzo di approfondire la crisi dell’umanità e della natura. ( … )

Hugo Blanco : (Il sub) Marcos segnalò che il capitalismo ha necessità di un esercito di riserva. Una massa eccedentaria della popolazione, una percentuale flessibile però piccola, 1-2% della popolazione a sua disposizione. Ma oggi c’è un eccesso di umanità in sovrappiù ( … )

Altri interventi…

Héctor Mondragón : Sul tema del razzismo

In questo periodo in cui s’impone combattere contro la guerra è in corso una ripresa del razzismo come negli anni ’30. Si ripresenta sempre in questi contesti perché è funzionale all’intento dell’eliminazione delle eccedenze. In Europa il neofascismo e il razzismo si estendono. In alcuni luoghi contro gli islamici, in altri contro gli africani, i turchi, ecc. In Norvegia un razzista ha ucciso 100 persone. Il Nazismo ungherese è molto forte e in crescita. Un movimento formidabile contro ebrei e rom. In Inghilterra il movimento fascista e razzista è contro gli immigrati. Il Tea Party negli Stati Uniti è contro gli immigrati, i neri e gli islamici, nonostante il presidente Obama.

E’ indiscutibile che il razzismo sia in crescita. In un tribunale di Miami si dichiara innocente una persona che essendo bianca ha ucciso un nero perché vedendo il nero ha pensato che essendo nero avrebbe potuto aggredirlo, derubarlo e ucciderlo. Solamente in quanto nero. Cioè, un paramilitare armato di un quartiere bianco, vede un nero e lo uccide e perciò viene dichiarato innocente perché la legge comprende che chiunque nella sua posizione avrebbe pensato la stessa cosa e perciò avrebbe avuto il diritto di difendersi. Una espressione del razzismo istituzionale in azione e pienamente giustificato. La prospettiva del nero, il suo diritto alla circolazione, all’esistenza, negato per ragioni razziali. Le proteste a Ferguson, Missouri, per l’assassinio di un giovane nero da parte della polizia. La polizia razzista lo ammazza perché è nero. E’ polizia bianca. Si riprende il razzismo nei paesi sviluppati ma anche nei nostri. Non dimentichiamo la dichiarazione di Vargas Llosa: Gli indigeni sono i talebani dell’America Latina.

Tutto questo va visto nel contesto della necessità di creare una giustificazione della guerra di cui il Capitale ha bisogno per dare impulso alla distruzione e superare la sua crisi economica. Il ravvivarsi mondiale del razzismo serve allo scopo.

Justin Podur : Le ideologie del razzismo si articolano sempre con il nazionalismo. L’idea di nazione che include tutti, ma che finisce per includere solo alcuni, il cui progresso genera problemi, ad esempio gli indigeni. Lo scoppio della II guerra mondiale si servì del nazionalismo E’ urgente comprendere che la resistenza non può cadere nella trappola del nazionalismo. Come far fronte al nazionalismo in questi contesti?

  1. M. : La lotta per la Patria crea nemici interni ed esterni. La filosofia di Heidegger l’ha ben sistematizzato. Occorre localizzare il nemico interno e sterminarlo. Samuel Huntington parla del nemico più pericoloso, quello interno che si allea con quello esterno. Recluta a partire da questi argomenti i popoli in una lotta per la patria e per i valori collettivi che mette in disparte le lotte e le agende dei processi di resistenze generazione di alternative al Capitale. Questo è l’obbiettivo politico di queste formulazioni ideologiche, politiche, teoriche. Gli operai si uniscono alle intenzioni e necessità di distruzione del Capitale nonostante la guerra sia contro loro stessi e verranno sacrificati a beneficio della classe capitalista. Ci cascano ogni volta.

Illustro questo sistema con aneddoti storici conosciuti. Il trattamento degli spagnoli nei confronti degli zingari. Li espellevano dalla Spagna separando gli uomini dalle donne. Gli uomini finivano nelle piantagioni di canna da zucchero nei Caraibi e le donne in altri paesi come serve. Li separavano per distruggere la cultura come fonte di resistenza. 15 anni fa il Ministro dell’Economia del Guatemala presentava statistiche per dimostrare quante persone erano in eccesso in Guatemala per una migliore produttività del paese.

La prima guerra di distruzione di capitale(in A.L. ndt), nel 1870, dopo la Comune di Parigi fu la Triplice Alleanza contro il Paraguay che eliminò l’80% degli uomini e il 30% delle donne del Paraguay e azzerò la capacità produttiva del paese e portò l’Inghilterra a regnare sull’Uruguay e l’Argentina.

Justin Podur : Allora neghiamo il nazionalismo? Diventiamo internazionalisti?

H.M.: Non solo siamo internazionalisti, ma riconosciamo la diversità e la ricchezza della diversità. Per Heidegger essere è sottomettere tutto al nostro obbiettivo. La risposta a questo è accettarsi. C’è un, eterno ritorno allo stesso punto. Solo quando si riconosce che tutti abbiamo valore e siamo responsabili ognuno e ogni collettivo e comunità del fatto che tutti gli altri possano esistere e prosperare.

Justin Podur : Vi è uno spazio per il patriottismo?

H.M. : Non come nazione ma come difesa di culture. La lotta per continuare a esistere. Non difendere il diritto di essere unico ma quello di essere altro. Il patriottismo ebreo di fronte all’olocauso era valido. Il patriottismo ebreo in Israele equivale a ripetere Hitler.

Seguono molti interventi per i quali rinviamo al testo. Se qualcuno ha il tempo di tradurli e di includerli, ringraziamo anticipatamente.

Traduzione a cura di Camminar domandando.

1 Podur, Justin. Small Genocides en TelesurTV English. http://www.telesurtv.net/english/opinion/Small-Genocides-20140812-0048.htmlConsultado 2014-09-21

2 Ver Cowen, Tyler. THE PITFALLS OF PEACE: The Lack of Major Wars May Be Hurting Economic Growth en New York Times, The Upshot. Junio 13 de 2014. http://www.nytimes.com/2014/06/14/upshot/the-lack-of-major-wars-may-be-hurting-economic-growth.html?_r=0&abt=0002&abg=1 Consultado 2014-09-22

3 Ricordiamo il libro del gen. Mini La guerra dopo la guerra e in particolare il capitolo sulla ricostruzione del Kosovo (ndt)

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