Sintesi della relazione di Nancy Cardoso, teologa metodista, femminista e brasiliana, alle “Giornate di Dibattito femminista”, Brasile, luglio 2019

di Stephanie Demirdjian

La Diaria, 24 luglio 2019

 “L’America Latina femminista che vogliamo non sarà possibile senza le donne povere che oggi trovano rifugio nella religione”.

A Montevideo, la teologa brasiliana propugna un femminismo che includa le donne povere “catturate” dai fondamentalismi.
Le sfide poste ai femminismi in America Latina dall’avanzata della destra conservatrice e del fondamentalismo religioso sono state al centro dell’ultima conferenza delle Giornate di Dibattito Femminista, organizzate la scorsa settimana dai collettivi Cotidiano Mujer e Encuentro de Feministas Diversas. La teologa femminista brasiliana Nancy Cardoso, che ha introdotto il dibattito, si è addentrata a fondo negli spazi della militanza femminista dove non si trova un accordo sulla posizione da prendere di fronte all’attacco condotto dalle chiese neopentecostali e ha sostenuto [la necessità di] un femminismo non elitario che smetta di “guardarsi nello specchio” e, invece, “apra le finestre” per incontrare le donne più emarginate.
“Perché la religione attira la maggior parte delle donne povere? Cosa vogliono? Cosa stanno cercando?” sono alcune delle domande a cui, secondo Nancy Cardoso, le teologhe femministe devono rispondere. Senza quelle donne povere che oggi trovano rifugio nella religione, assicura la pastora metodista, non ci può essere un’America Latina femminista. La chiave è vivere con loro, capire cosa trovano in quelle chiese e puntare sull’educazione popolare e sul lavoro di base per creare altri spazi in cui possano essere libere. “Solo stando lì con loro”, ha detto, “si possono costruire delle alternative”.

Cambiare il percorso
Cardoso ha detto che il fondamentalismo religioso oggi ha un ruolo “molto invadente e molto forte” in tutta la regione, ma ha avvertito che in Brasile agisce “in modo molto sgradevole e scandaloso”. La teologa ha affermato che il gruppo più forte è quello degli evangelici pentecostali, che sono quelli che “continuano a sostenere il fascista che è presidente del Paese” -Jair Bolsonaro- e “si sentono rappresentati dalle sue politiche e dall’attacco ai diritti”.
In questo contesto, ha affermato che le chiese neopentecostali continuano anche ad essere la meta di molte donne lavoratrici e povere per trascorrere il loro tempo libero, nonostante il fatto che lì “sono annientate, controllate e disciplinate”. “A quest’ora sta per iniziare il culto. Le donne hanno lavorato tutto il giorno come dipendenti, sfruttate, alienate, invisibili e in situazioni indegne, hanno preso un autobus da lontanissimo, ma prima di tornare a casa vanno in chiesa. Entreranno e diranno ‘la pace del Signore’, incontreranno le sorelle e ascolteranno le parole di un uomo che sta loro di fronte. Le donne canteranno e chiuderanno gli occhi. Questo è il fenomeno religioso”, ha detto la teologa. “Pensavo a cosa sostiene queste donne, mi chiedevo perché la fede è importante per loro, perché in questo momento sono in una chiesa e cantano: solo il potere di Dio può cambiarmi così, e si sentono in qualche modo felici”, ha concluso. E si è chiesta: perché?
“C’è un fenomeno che io, come studiosa di religione e teologa, devo prendere in considerazione: perché la religione ha una funzione per la maggior parte delle donne povere? Qual è la sua efficacia?”, si è chiesta. La teologa brasiliana ha chiarito che con il suo lavoro non cerca di “distruggere queste donne, isolarle o lasciarle fuori dal femminismo, dalla lotta, dal processo di rivendicazione dei diritti”.  Al contrario, ritiene che rispondere a queste domande sia uno dei compiti delle teologhe femministe che vogliono occupare e contestare quegli spazi. A suo parere, il modo migliore per iniziare a farlo è quello di lasciarsi coinvolgere da loro a partire dalla sorellanza, ascoltare le loro voci, e da lì avviare un processo di educazione popolare e di lavoro di base.
Per lei, questa è “la prima mossa importante della teologia femminista”: affrontare il processo per cui queste donne trovano le risposte ai loro problemi nelle chiese fondamentaliste e “cambiare la loro traiettoria”. E questo è urgente, ha detto, “perché l’America Latina femminista che vogliamo non sarà possibile senza le donne povere che oggi trovano rifugio nella religione, non può essere un’avanguardia di femministe.
Più tardi, a seguito di una delle domande del pubblico, Cardoso è tornata sull’argomento della classe e ha detto che dobbiamo “rimuovere l’elitarismo” dal femminismo, che sembra essere esclusivamente “quello delle donne universitarie e professioniste”. In questo senso, ha detto che conosciamo la “percezione della violenza”delle donne povere, ma, per esempio, non abbiamo idea di come vivono la sessualità. “Come si sente la venditrice di limoni,urlando il prezzo del suo prodotto senza biancheria intima? Come si liberano le donne dei villaggi in mezzo a tanta violenza, a tante limitazioni?”, ha chiesto la teologa. “Credo che non sia il momento di “guardarsi nello specchio” , ha aggiunto, “ma di aprire le finestre per incontrare queste donne”.

Cosa vogliono
Allora, perché i fondamentalismi religiosi funzionano? Qual è l’esca? Una volta poste le domande, la teologa si è dedicata a proporre alcune risposte. In primo luogo, ha sollevato l’argomento del “panico morale”.
Secondo Cardoso, il panico morale funziona solo se va di pari passo con il panico economico e il panico politico. “La gente prova paura, è insicura, non mangia mai abbastanza, non sa come pagare l’affitto, e per strada c’è violenza, emarginazione e droga. C’è un panico generalizzato”, ha spiegato la teologa. “I pastori  agiscono in questi gruppi, che sono fragili e devono affrontare condizioni di vita precarie. Non parleranno di disoccupazione, né della disuguaglianza salariale tra uomini e donne, né dello scandalo di ciò che guadagnano le lavoratrici domestiche e le donne che lavorano nei servizi e che vengono quotidianamente sfruttate. Ma quello su cui puntano è il panico morale”, ha aggiunto Cardoso, assicurando che questo è ciò che ha funzionato nelle ultime elezioni in Brasile. “Hanno detto che le femministe, i gay e il governo di centro-sinistra erano lì per distruggere la famiglia, e hanno usato gli esempi più grossolani, senza che nessuno facesse caso al fatto che erano privi di qualsiasi parvenza scientifica”, ha detto l’esperta.
La teologa ha detto che la strategia del panico morale “è molto efficace”e che in Uruguay, ad esempio, è utilizzata da coloro che promuovono la campagna Vivir sin Miedo. A questo proposito, ha avvertito: “Attenzione, è così che inizia, prendono la vita di persone che sono già fragili e instillano in loro il panico, presentandosi poi come coloro che possono garantire sicurezza”.
Un altro dei motivi per cui Cardoso ritiene che i fondamentalismi siano penetrati profondamente in alcuni settori sociali è quello che chiama “familismo”, quell’idea che il modello tradizionale ed eteronormativo di famiglia debba essere protetto dagli attacchi delle femministe che con la loro “ideologia di genere” vogliono distruggerlo. “Questo nelle chiese cade come pioggia nel deserto, perché la tradizione cristiana è già molto familista, molto centrata su questi valori familiari che – in realtà – sono relativi alla protezione delle posizioni di potere degli uomini”, ha spiegato.

L’altro argomento da lei proposto è quello dell’estrattivismo erotico, che la teologa femminista ha così spiegato: “Queste chiese sono chiese dell’estasi, sono chiese carismatiche che promuovono un rituale che “carica” le persone affinché si liberino, per cui cantano, ballano ed entrano in un’altra dimensione, escono da se stesse, che è quello che troviamo in altre religioni, come quelle africane. Questo è ciò che succede nel fondamentalismo e nelle chiese neopentecostali. Questo costituisce un “risveglio erotico”, una “gioia che è soffocata da una vita così dura, ma per la quale questi culti hanno tecniche di risveglio”, ha detto Cardoso. Ma non è tutto trance e divertimento, ha sottolineato: “È un processo collettivo di estasi che libera nelle persone la loro forza più vitale, scuote il loro corpo e lo libera, per poi disciplinarlo con una certa idea di famiglia, con il moralismo e con l’obbedienza. Questo è sorprendente e seducente perché, spesso, molte delle donne che vanno in queste chiese “vivono nella miseria sessuale, non sono padrone del proprio corpo, non provano orgasmi, mentre con questi culti proveranno scosse di piacere.
In mezzo a questa estasi, insieme al panico morale e al familismo entra in azione ciò che Cardoso definisce  “la guerra spirituale”, che altro non è che il monito o il richiamo della chiesa ai fedeli perché sconfiggano i “demoni” e le “forze del male”. Queste forze possono assumere la forma delle femministe, dei comunisti o di membri della comunità LGBT, per citare alcuni esempi.

Fare fronte
“Il volto più fascista del patriarcato è quello che esce dalle chiese”, ha detto con forza Cardoso, invitando il movimento femminista a resistere mediante tre meccanismi: critica, autocritica e creatività. La critica si basa sull’“utilizzare tutti gli strumenti teorici” per capire, in primo luogo, cosa sta accadendo.
Secondo: mantenere l’autocritica. In che modo? Evitare di cadere “nel racconto della modernità laica, che ci ha detto che Dio è morto e che la religione non ha più spazio nella sfera pubblica. E’ una bugia. La modernità non è mai stata per tutti, non ha mai mantenuto le sue promesse, e l’uguaglianza e la democrazia non sono mai state pienamente realizzate a livello popolare, specialmente in America Latina”. In breve, [l’autocritica è necessaria] per osservare i fenomeni che si verificano nella regione senza il velo neocoloniale.
Infine, la creatività, che ha a che fare con i modi con cui l’eredità femminista viene trasmessa alla maggioranza delle donne e, soprattutto, alla maggioranza povera. Cardoso propone opzioni come l’educazione popolare e il teatro degli oppressi. “Se possiamo”, ha detto, “camminiamo insieme”.

Oltre la religione
L’esperta ha fatto una piccola parentesi nella sua presentazione per avvertire che non è possibile comprendere la totalità del fenomeno prendendo la religione come unico modello di riferimento. Bisogna capire che non sono solo i gruppi religiosi a essere fondamentalisti, ha detto Cardoso: siamo anche segnati “da un’economia fondamentalista, un capitalismo fondamentalista che si esprime nei codici più quotidiani della nostra vita”.
Ha citato come esempio il sistema di produzione alimentare, che ha definito “un processo totalitario a partire dalla fame”, controllato” dalla proprietà fondiaria e dai modelli di produzione fino alla circolazione dei prodotti nei mercati o alla concentrazione di alcuni marchi”. In questo schema, “l’unica cosa che possiamo fare è andare al supermercato e consumare; questa è la nostra libertà”, ha criticato Cardoso. “Entro al supermercato con il mio carrello e scelgo ciò che il mercato ha già organizzato per me. Stiamo scegliendo, ma è un processo di scelta totalmente controllato e disciplinato, e non ce ne rendiamo conto”, ha aggiunto.
Per la teologa, “stiamo vivendo la fase di un capitalismo avanzato che controlla la produzione, la riproduzione, la distribuzione e il consumo”, e la religione ha un suo ruolo in questo scenario. Quale? E’cooptata  dal capitalismo come meccanismo di risoluzione dei conflitti scatenati dalle promesse che il mercato non può mantenere. Cardoso ha spiegato: “C’è un invito a un consumo generalizzato, a cui la popolazione non può rispondere.  Quindi il capitalismo si appropria del linguaggio religioso per compensare, giustificare e legittimare quelle promesse mancate. C’è una classe che circola nel mercato e per la quale le promesse sono mantenute, ma le maggioranze povere del continente latinoamericano non partecipano alla festa. Si rende quindi necessario  trovare alcuni meccanismi che dimostrino che il sistema funziona, ma che anche legittimino il mancato adempimento delle promesse del capitalismo e del mercato”. Per la teologa,  questa è l’espressione di un capitalismo patriarcale ed “estremamente fondamentalista”, perché toglie alla società la possibilità di valutare, di scegliere, e anche di creare altre relazioni e altri valori. Da questa spiegazione nasce la sua prima risposta a ciò che è il fondamentalismo: “la sospensione del diritto di decidere in tutti i campi”.

Prima di concludere, Cardoso ha insistito sul fatto che la “generazione fondamentalista” è internazionale ed è finanziata da diversi gruppi fascisti nello stile di Con mis Hijos no te Metas. Ha avvertito che i tentacoli di questi gruppi hanno toccato anche le organizzazioni internazionali. “Formano le persone, producono materiali, hanno una modernissima rete di informazione, e ora cominciano a presentarsi negli spazi delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione degli Stati Americani, delle Commissioni per i diritti umani, per influenzarne le politiche. Hanno imparato con noi e ora cercano di conquistare quegli spazi”, ha denunciato la teologa. E ha ripetuto quell’espressione che aveva appreso durante una visita in Uruguay e che le è venuta spontanea parlando di questo argomento: “Occhio!”.

Fonte: Nancy Cardoso: “La América Latina feminista que queremos no va a ser posible sin las mujeres pobres que hoy encuentran refugio en la religión”, in La diaria, 24 luglio 2019.

Traduzione a cura di Camminardomandando.