di Silvia Ribeiro
3 gennaio 2020

Il mondo felice del XXI secolo è un mondo connesso. Ha frigoriferi che mandano un messaggio al nostro cellulare quando manca il latte o un cespo di lattuga sta marcendo, o meglio ancora che avvisano direttamente la multinazionale Amazon o un’altra rete di vendite elettroniche perché aggiunga questi prodotti alla consegna settimanale. Pannolini con chip che segnalano che il bambino è da cambiare, scarpe che contano quanti passi facciamo, abiti con chip che interagiscono con telefoni e monitorano i nostri movimenti e il nostro stato di salute, e molti altri sistemi digitali e robotici per far sì che le cose comunichino fra loro e scambino informazioni su di noi a vantaggio delle imprese.
L’Internet delle cose riguarda per l’appunto la comunicazione fra oggetti, non fra persone, ha spiegato Andrés Barreda, professore e ricercatore dell’UNAM (Università Nazionale Auronoma del Messico) nel corso del seminario
Navegar la tormenta digital (Navigare la tempesta digitale), realizzato il 19-20 novembre dello scorso anno dalla Rete Sociale di Valutazione delle Tecnologie in America Latina e da altre organizzazioni. Tutto ciò incrementa in maniera esponenziale il profitto di coloro che producono e mettono sul mercato quegli oggetti, mentre nello stesso tempo pregiudica la comunicazione reale fra esseri umani e le relazioni comunitarie, che sono fondamentali per comprendere, costruire significati e pensare come cambiare la realtà, e che sono ciò di cui abbiamo realmente bisogno (cfr. ETC Group, “Navegar la tormenta digital. Seminario internacional sobre blockchain, 5G y otras perturbaciones”).
In questa visione di un mondo iperconnesso, anche i nostri corpi diventano oggetto di monitoraggio, di raccolta dati e di interventi, in quello che l’industria della salute (imprese farmaceutiche, produttori di dispositivi medici, fornitori di servizi sanitari) chiamano l’Internet dei corpi.

La distopia dell’iperconnessione globale delle cose, dei corpi e dei capitali sta avanzando a un ritmo accelerato, anche se per ora vediamo solo alcuni frammenti. Come ragni nella rete globale, predominano sette imprese di piattaforme elettroniche: Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet (Google), Facebook, Alibaba, Tencent. Sono quelle che hanno la capacità di gestire i giganteschi volumi di dati digitali che vengono forniti da queste nuove forme di (non)comunicazione e i sistemi di intelligenza artificiale che permettono di trarne profitto. Alibaba e Tencent hanno sede in Cina. Le altre negli Stati Uniti. Tutte si collocano fra le dieci imprese di maggior capitalizzazione di mercato su scala globale. Questo mese, Amazon ha superato Walmart come volume di vendite al dettaglio a livello internazionale.
Un aspetto centrale e fondamentale di questi sviluppi (che procedono senza controllo e senza regolamentazione pubblica) è l’aumento della connettività elettronica. Per questo, le reti di comunicazione 5G sono un fattore chiave e sono state oggetto di una sessione speciale nel seminario di cui sopra. Il nome 5G indica la quinta generazione di comunicazione elettronica e si riallaccia alle precedenti 2G, 3G e 4G, che collegano i telefoni cellulari. Non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di una rottura qualitativa nella modalità di trasmissione e negli impatti che avrà, sia economici che sull’ambiente e sulla salute.
Con le reti 5G si vuole ottenere una maggiore capacità di trasmissione dei dati (volumi da 20 a 40 volte superiori), una minore latenza (ritardo nella ricezione/invio dei dati) e la continuità della connessione dovunque.
Le reti 5G utilizzeranno onde di trasmissione millimetriche, molto più corte di quelle in uso, con una densità più elevata, ma a corto raggio. Richiedono, quindi, antenne di ricezione/emissione ogni 100 metri, che dovrebbero essere installate ogni 10-12 case. Per garantire le condizioni di cui sopra, le imprese propongono il lancio di circa 20.000 satelliti a bassa orbita che comunicheranno con queste antenne. Tutto ciò significa che il livello di radiazioni elettromagnetiche a cui saremo esposti in tutto il pianeta (noi, ogni essere vivente ed ogni ecosistema) aumenterà in maniera esponenziale, con una densità d’onda molto maggiore, per 24 ore al giorno e per 365 giorni all’anno.
Esistono centinaia di studi scientifici che indicano che le radiazioni dei telefoni cellulari e del wi-fi hanno effetti negativi sulla salute degli esseri umani e degli animali, effetti anche potenzialmente molto gravi come il cancro. Tuttavia l’industria e i governi si sono limitati a rispondere suggerendo l’uso di cuffie per evitare il contatto diretto e di connessioni via cavo nelle scuole, nelle biblioteche e in altri luoghi pubblici, lo spegnimento delle fonti di emissione durante la notte, la limitazione dei tempi di esposizione, ecc. Ma con le reti 5G gli impatti si moltiplicheranno enormemente, dal momento che la radiazione non potrà essere gestita a livello individuale o locale, in quanto sarà presente in mezzo alle zone di trasmissione tra l’atmosfera e i milioni di dispositivi collegati a tempo pieno.
Ariel Guzik, artista, scienziato, medico e inventore, che nel suo Laboratorio di Ricerca sulla Risonanza e l’Espressione della Natura si è dedicato ad ascoltare e a dialogare con i suoni del mondo naturale, ha spiegato che le reti 5G hanno un altissimo potenziale di perturbazione del campo magnetico terrestre, le cui onde sono essenziali, fra l’altro, come guida degli animali migratori e per la sopravvivenza di molte specie.
Di fronte alla gravità degli impatti sulla salute e sull’ambiente, un gruppo internazionale di scienziati ha lanciato nel 2015 un
appello alle Nazioni Unite per fermare il dispiegamento del 5G. L’appello è stato sottoscritto fino ad oggi da esperti e organizzazioni di più di 200 paesi. Nonostante questo, il dispiegamento del 5G continua a procedere in modo acritico. C’è un urgente bisogno di analisi, dibattito e azioni collettive su questo e altri aspetti della tempesta digitale a cui siamo sottoposti.

Fonte: “Un tsunami llamado 5G”, pubblicato online in EL VIEJO TOPO, 03/01/2020.

Traduzione a cura di Camminardomandando.