Silvia Ribeiro e Jim Thomas
América Latina en Movimiento – editoriale del n. 543
11 settembre 2019

Alla fine del XX secolo, noi del Gruppo ETC abbiamo segnalato l’arrivo imminente di uno tsunami di potenti tecnologie convergenti, che avrebbe riguardato molti aspetti della vita economica, sociale, culturale e politica, con impatti rilevanti sull’ambiente e sulla salute. Il tutto nel contesto della più grande concentrazione di imprese dell’era industriale, con oligopoli estremamente potenti, che controllano enormi settori della produzione e della tecnologia. La realtà ha superato le nostre fantasie più azzardate. Come organizzazioni e come movimenti, ora ci dobbiamo confrontare con questa complessa realtà. La sfida è costruire collettivamente piattaforme di valutazione sociale della tecnologia, per fare dei passi avanti nella comprensione critica del complesso tecnologico e rafforzare la capacità di azione collettiva.
Nell’anno 2000, il Gruppo ETC ha denominato BANG (Bit, Atomi, Neuroscienze, Geni) la convergenza di tecnologie, con riferimento a tecnologie digitali, nanotecnolgie, tecnoscienze cognitive e biotecnologie. Una convergenza che ha costituito una sorta di Big Bang tecnologico, che definivamo come “Piccolo Bang”, perché le tecnologie molecolari e di nano-scala (applicate agli esseri viventi, ai materiali e alle comunicazioni) sono la piattaforma di base per lo sviluppo delle altre.
Ormai nessuno sfugge a questa esplosione di tecnologie. Ma per ciascuna e ciascuno di noi, presi separatamente, è difficile percepire la totalità e la dimensione dei loro impatti, che si combinano e si sommano. I governi, prevalentemente controllati dagli interessi delle multinazionali e assumendo il mito secondo cui i progressi tecnologici sono sempre benefici e le crisi ambientali, climatiche e sanitarie si possono risolvere con più tecnologia, hanno lasciato che tutte proseguano, siano utilizzate, si vendano e si diffondano nell’ambiente e nei nostri corpi, senza la benché minima valutazione dei loro possibili impatti negativi e soprattutto senza regolamentazioni, e neppure con la necessaria applicazione del principio di precauzione.
Un chiaro esempio di tutto ciò è l’industria nanotecnologica, che con due decenni di vita e migliaia di linee di prodotti sui mercati, in molti casi presenti nella nostra vita quotidiana (alimenti, cosmetici, prodotti per l’igiene, farmaci, dispositivi elettronici, materiali da costruzione), non è regolamentata in nessuna parte del mondo, nonostante un numero crescente di studi scientifici che dimostrano la tossicità di molti di questi componenti per l’ambiente e per la salute, specialmente per i lavoratori che sono esposti ad essi nella produzione e nell’utilizzo di materiali con nanoparticelle, ma anche in molti punti delle catene di consumo, nella gestione dei rifiuti e a livello di esposizione ambientale.
Un altro esempio sono le tecnologie digitali, specialmente le società di Big Data [raccolta di grandi masse di dati – ndt] e le grandi piattaforme digitali dei social network e degli acquisti online, che senza nemmeno chiedere il permesso si sono impadronite di migliaia di miliardi di dati personali e di dati sulla natura e i suoi organismi, sulle risorse dell’aria, del mare e della terra, sui nostri beni comuni materiali e immateriali, e ne traggono profitto in una maniera mai vista prima nel capitalismo. I loro proprietari sono diventati gli individui più ricchi del mondo – con i nostri dati e il nostro lavoro su queste piattaforme. Hanno un inedito potere di influenza economica e politica – compreso quello di consentire frodi elettorali ‘invisibili’, come nei casi di Trump, Macri o Bolsonaro – e non pagano nemmeno le tasse.
I sistemi di controllo su ciascuna e ciascuno di noi hanno raggiunto livelli impensabili a causa della combinazione di dati provenienti dalle piattaforme digitali private e pubbliche (istruzione, lavoro, salute, banche, sistemi di fidelizzazione) e dall’onnipresenza di telecamere ‘intelligenti’ che operano sempre più in diretta connessione con banche dati governative, della polizia, sanitarie, del mondo del lavoro e via dicendo. E sicuramente lo fanno lasciando registrazione di tutto alle imprese che progettano e forniscono i dispositivi e le piattaforme.

Il Forum di Davos: un pericolo esistenziale
Tramite il Forum Economico Mondiale (Forum di Davos), le grandi imprese che sono padrone del pianeta hanno cominciato nel 2016 a denominare questa convergenza di tecnologie come la “quarta rivoluzione industriale”. Il riferimento è alla convergenza di robotica, nanotecnologia, biotecnologia, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, informatica quantistica, intelligenza artificiale, catene di blocchi di dati (Blockchain),[1] stampa 3D, veicoli a guida autonoma, e così via. La prima rivoluzione industriale sarebbe caratterizzata dalla macchina a vapore e dalla meccanizzazione, la seconda dal metodo della catena di montaggio industriale e dall’elettricità, la terza dall’informatica. La quarta si basa sulla convergenza di sistemi ciber-fisico-biologici.
Secondo Klaus Schwab,[2] fondatore di questo Forum, “Ci sono tre ragioni per cui le attuali trasformazioni non rappresentano un prolungamento della terza rivoluzione industriale, ma l’avvento di una rivoluzione diversa: la velocità, le dimensioni e l’impatto sui sistemi. La velocità dei progressi attuali non ha precedenti nella storia (…) e sta interferendo in quasi tutte le industrie di tutti i paesi”. Schwab riconosce che ciò comporta effetti negativi, come la scomparsa di 5 milioni di posti di lavoro a livello mondiale.
In un Rapporto sui rischi globali[3] si afferma che “l’instaurazione di nuove capacità fondamentali, che si sta verificando ad esempio nel campo della biologia sintetica e dell’intelligenza artificiale, è particolarmente associata a rischi che non si possono valutare compiutamente in laboratorio. Una volta che il genio è uscito dalla bottiglia, c’è la possibilità che si facciano applicazioni indesiderate o che si producano effetti che non si potevano prevedere all’inizio. Alcuni di questi rischi possono essere esistenziali, cioè possono mettere a repentaglio il futuro della vita umana”.
Elencare i rischi fa parte della strategia del Forum di Davos, perché le imprese hanno bisogno di conoscerli per sapere come gestirli, ma anche perché in questo modo li standardizzano e selezionano quali devono essere resi pubblici e quali no. In ogni caso, gli sviluppi tecnologici sono presentati come inevitabili, come parte di un futuro che sicuramente verrà, e non come opzioni che le società possono decidere se assumere oppure no. Il messaggio di fondo è che i governi e i settori sociali interessati devono vedere come affrontare i ‘danni collaterali’ di un futuro inevitabile. C’è inoltre l’esigenza di prevederli per trattare con le compagnie di assicurazione  – che sui rischi fanno i loro affari. In ogni caso, vengono elencati non per aprire la possibilità di cambiare quello che accadrà in seguito, ma per integrarlo nel gioco d’azzardo dei mercati e dei profitti.

Da BANG a DAMP: Dati, Automazione, Molecole, Pianeta
Per cercare di organizzare l’analisi delle tecnologie che sono in gioco e degli impatti che hanno o che potrebbero avere, noi dell’ETC proponiamo quattro gruppi di filoni tecnologici, che potrebbero essere utili per analizzare le loro caratteristiche. Non sono filoni separati: di fatto si sovrappongono e in molti casi non potrebbero stare l’uno senza l’altro. Riportiamo qui di seguito alcuni esempi di ciascuno dei quattro filoni a cui abbiamo attribuito le sigle D, A, M, P.

(D) Tecnologie digitali e basate su dati.
Esempi: Big Data e applicazioni per l’estrazione di informazioni, intelligenza artificiale, biologia sintetica e fabbriche molecolari, catene di blocchi di dati (blockchain) e strumenti digitali per sistemi finanziari (fintech), comunicazione molecolare, creazione di modelli digitali del pianeta e dei suoi sistemi, memorizzazione digitale nel Dna, informatica quantistica, sistemi di reti 5G e wireless, internet delle cose e dei corpi.

(A) Automazione, robotica e rilevamento.
Esempi: applicazioni per la cosiddetta “agricoltura di precisione”, uso di droni, robot, sensori e tecnologie di tele-rilevamento come LIDAR,[4] Big Data, comunicazione molecolare, tecnologia satellitare (come CubeSats e SmallSats), polvere intelligente,[5] internet delle mucche e altre forme di internet delle cose.

 (M) Mondo molecolare.
Esempi: nanomateriali, nanorivestimenti, nanoparticelle, tecnologie di modificazione sensoriale o del gusto, biologia sintetica, editing genetico, comunicazione molecolare, ingegneria metabolica, ingegnerizzazione delle colture cellulari (ad es. produzione di carni e proteine animali senza animali), biosintesi, ingegneria epigenetica, gene drive,[6] aerosol di RNAi,[7] modificazione genetica di microbiomi,[8] ingegnerizzazione della fotosintesi, nutrigenetica / nutrigenomica.

(P) Manipolazione del pianeta, ingegneria degli ecosistemi.
Esempi: geoingegneria climatica, ingegneria del ciclo di nutrienti / dell’azoto, ingegneria del ciclo idrico / idrologico, ingegneria dei microbiomi, ingegneria della fotosintesi, geoingegneria per la modifica della radiazione solare, tecnologie per lo stoccaggio del carbonio nel suolo, biochar,[9] biocombustibili, metagenomica ambientale e gene drive (per la modifica di popolazioni ed ecosistemi).

Convergenza, dati e scale
Tre fattori si intrecciano in questi filoni tecnologici: convergenza, gestione di grandi masse di dati, scale estreme: applicazioni ingegneristiche dalla scala nanometrica a quella del pianeta nel suo insieme.

Convergenza. La convergenza di settori tecnologici che un tempo erano visti come separati non è nuova, ma ora è evidentissima.  Molte delle nuove piattaforme più potenti possono essere considerate allo stesso tempo come nanotecnologia, tecnologia dell’informazione, biotecnologia e tecnologia cognitiva.  Nella biologia sintetica, ad esempio, tutte queste aree convergono.

Big Data. In molti casi, la convergenza è resa possibile dalla capacità di estrarre, combinare e dare un senso ad un’enorme quantità di dati digitalizzati, memorizzati come Big Data. La convergenza ha fatto sì che i dati digitali si fondano con la materia: si possono usare atomi e molecole di DNA per memorizzare dati, e nello stesso tempo gli stessi atomi e molecole possono essere registrati e riordinati in modelli digitali che attraverso l’elaborazione informatica possono tradursi in strutture nel mondo fisico e biologico. Dal momento che i geni, i processi di conoscenza, gli ecosistemi e la materia sembrano riducibili a dati digitali, la capacità di memorizzare, filtrare, calcolare e manipolare grandi quantità di dati (dati genomici, dati sulla biodiversità, dati climatici, dati sul suolo…) rende possibili nuove modalità di manipolazione di sistemi fisici e materiali.

Scale estreme. Una caratteristica delle nuove tecnologie è la vertiginosa gamma di scale su cui i tecnologi cercano di intervenire simultaneamente. La nanotecnologia e le immagini su scala nanometrica hanno aperto la scala molecolare ai tentativi di vedere, manipolare e ingegnerizzare tutta la natura viva o inerte, dal più piccolo al più grande, mentre i sistemi di gestione dei Big Data e le capacità di rilevamento globale hanno indotto i tecnologi a immaginare interventi artificiali in interi ecosistemi – come tentano di fare con i gene drive – o addirittura sul pianeta nel suo complesso, come pretende di fare la geoingegneria climatica.

La materialità del digitale
Ciascuna di queste tecnologie e la loro convergenza hanno una serie di impatti rilevanti sulla salute, l’ambiente, la biodiversità, il clima, la natura, le culture e le popolazioni, le economie locali e nazionali, la sovranità, l’accentuazione delle disuguaglianze e dei conflitti geopolitici, e altro ancora.
Nel caso delle tecnologie digitali, determinanti per l’applicazione di molte altre tecnologie, si tende a pensare che non abbiano impatti ‘materiali’. Al contrario, i loro impatti fisici, a livello di ambiente, prelievo di risorse e fabbisogno energetico sono enormi.
L’immensa quantità di dispositivi elettronici (nel mondo ci sono più cellulari che persone), le antenne, le infrastrutture e le linee di comunicazione, le installazioni per la memorizzazione e l’elaborazione dei dati, nel loro insieme costituiscono “la più grande costruzione accidentale di infrastrutture che l’umanità abbia mai fatto, come dice Benjamin H. Bratton.[10] Una rete gigantesca e globale, costruita senza che siano state prese decisioni comuni in proposito, e meno ancora che siano state fatte analisi previe sulle loro implicazioni e i loro impatti. Nonostante questo, c’è una forte pressione per la sua espansione, soprattutto da parte delle imprese, per incrementare globalmente il mercato dell’”internet delle cose” (e dei corpi e di molto altro ancora).
Questo si traduce in un enorme fabbisogno di materiali, che comporta l’estrazione di molti metalli, anche rari e scarsi, la massiccia produzione di composti chimici di sintesi (e di rifiuti tossici), il consumo di un’enorme quantità di energia per l’estrazione, la lavorazione, la distribuzione, lo stoccaggio e l’utilizzo, oltre a un’enorme rete di onde elettromagnetiche, che nel caso dell’installazione di reti 5G moltiplica in maniera esponenziale gli impatti sulla salute e sull’ambiente, un vero e proprio “rischio esistenziale”. Tutto questo ha delle conseguenze che vanno dalle guerre ai conflitti socio-ambientali con le comunità e le popolazioni direttamente danneggiate dagli impatti dell’estrazione, dall’inquinamento e dalla rapina delle loro risorse, dei loro spazi e dei loro territori.

Valutare e agire collettivamente
Come abbiamo fatto nell’esempio di cui sopra, potremmo dilungarci sulle implicazioni e gli impatti di ciascuna delle tecnologie e delle loro interazioni, ma analizzarle una per una è un’impresa titanica. Per questo, da alcuni anni, con altre organizzazioni, movimenti sociale e associazioni di scienziati critici (in America Latina, con la Rete TECLA),[11] stiamo lavorando alla costruzione di reti di valutazione sociale e di azione sulle nuove tecnologie, per cercare di informarci e di comprendere l’orizzonte tecnologico, le sue connessioni, i suoi impatti e le sue implicazioni in molti contesti (ambiente, salute, scienza, genere, lavoro, consumo) e acquistare forza per agire su di essi.

Silvia Ribeiro è direttrice per l’America Latina e Jim Thomas è co-direttore esecutivo, entrambi del Gruppo ETC.

Fonte: Editoriale del n. 543 della rivista América Latina en Movimiento, Tecnologías: manipulando la vida, el clima y el planeta.

Traduzione a cura di Camminardomandando

[1] Ndt – La Blockchain è un database decentralizzato costituito da catene di blocchi di dati che vengono registrati online (contratti, transazioni, accordi, e altro). Attraverso una particolare tecnologia informatica che gestisce l’intervento di tutti i partecipanti alla rete, si ottiene un registro di dati accessibili e non modificabili.

[2] Klaus Schwab, The Fourth Industrial Revolution: what it means, how to respond, WEF, 14 gennaio 2016.

[3] World Economic Forum, Global Risk 2015.

[4] N.d.t. – Light Detection and Raging, radar ottico che si basa sull’uso di sorgenti laser invece che di fasci di microonde

[5] N.d.t. – Smartdust: reti di particelle di piccolissime dimensioni che funzionano come sensori per fornire informazioni di vario genere.

[6] Ndt – Il gene drive (“spinta genetica” o “acceleratore genetico”) è un approccio di manipolazione genetica che permette di selezionare alcune caratteristiche ereditarie e far sì che si diffondano rapidamente alle generazioni successive.

[7] Ndt – Terapia genica finalizzata alla soppressione della trascrizione di alcuni geni.

[8] Ndt – Si chiama microbioma il patrimonio genetico del microbiota, cioè dell’insieme di microrganismi che vivono in simbiosi con l’organismo umano.

[9] Ndt – Tecnica controversa che propone di impiantare enormi quantità di biomassa e bruciarle in assenza di ossigeno (pirolisi). Il carbonio così ottenuto, seppellito nel suolo, ne accrescerebbe la fertilità.

[10] Benjamin H Bratton, The Stack, On software and sovereignty, 2015, MIT Press, Stati Uniti.

[11] Red de Evaluación Social de la Tecnología en América Latina (Rete di valutazione sociale della tecnologia in America Latina).