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Scrive Bruno Amoroso: “Il contributo che questo testo dell’economista ecuadoriano Pablo Davalos ci offre è, sia dal punto di vista teorico sia dell’analisi politica, di grande qualità e attualità. Nasce dagli stessi interrogativi che noi ci poniamo in Europa di fronte al cedimento e fallimento delle proposte alternative alla Globalizzazione. Di questi eventi cerca di analizzare le cause, le forme assunte e le proposte in campo”.

E’ inoltre la lettura della crisi e della sua evoluzione fatta da uno studioso militante da una ‘periferia’, l’America Latina, dove ormai da tempo si sperimenta prioritariamente ciò che poi verrà applicato in Europa.

Colpisce la padronanza degli strumenti analitici impiegati, che vanno oltre una semplice analisi economica, e mutuati da altri studiosi, dal sistema mondo di Wallerstein alla biopolitica di Foucault, allo stato di eccezione di Agamben, al concetto di egemonia di Gramsci, alla accumulazione per espropriazione (Harvey/Marx) ed altri.

La democrazia disciplinare

La democrazia disciplinare è il punto finale del percorso della democrazia della governabilità e della privatizzazione dello Stato. È una democrazia che utilizza la rappresentanza e i sistemi elettorali come dispositivi di potere. Una democrazia che chiude gli spazi decisionali, del consenso e della critica. Che assorbe l’energia sociale e la inghiotte nel buco nero del proprio potere. Che si appoggia su una cittadinanza docile, sottomessa, disciplinata, timorosa e fragile. Che frantuma le solidarietà sociali e le strutture organizzative per trasformarle in una fase della propria dinamica. Che trasforma l’esercizio del governo in ragion di Stato e il partito di governo nel partito di Stato. La democrazia disciplinare è una democrazia ‘panottica’, nel senso che ha bisogno di vigilare, ordinare, assoggettare e controllare.

Quello che collega il potere disciplinare con la democrazia quale dispositivo di potere è la biopolitica intesa come la condizione creata dal potere per avere la possibilità di intervenire in modo permanente sulle soggettività individuali e sociali. La democrazia disciplinare unisce il potere disciplinatorio che si esercita sul controllo delle soggettività e nel quale le persone si trasformano in consumatori o elettori le cui percezioni della realtà vengono manipolate da esperti di marketing e di pubblicità, con la nozione della democrazia come dispositivo di potere che dà legittimità ai discorsi, alle istituzioni e alle pratiche repressive del potere. La democrazia disciplinare ricorre, quasi per definizione, a meccanismi panottici di controllo e vigilanza. Da qui il consolidamento e l’estensione delle forme di criminalizzazione, persecuzione e violenza sociale esercitate dallo Stato e dal partito di governo.

A CHI SI RIVOLGE IL LIBRO: Il libro è destinato prioritariamente ai militanti sociali. Nell’avvertenza preliminare l’autore infatti scrive: “Con questa riflessione si vuole contribuire alle lotte di resistenza e di liberazione dei nostri popoli. Si tratta di un testo militante in cui viene messa sotto accusa l’episteme dominante. Non è un testo accademico nel senso ufficiale del termine, per la semplice ragione che l’accademia è una forma istituzionale che sottrae l’ordine del sapere alle sue condizioni storiche per utilizzarlo come uno strumento di potere. È un testo che vuole rivendicare la necessità della diffidenza e del sospetto nei confronti dei discorsi di potere, e l’urgenza di reinventare le utopie”. Intento ambizioso per il quale Dávalos dimostra peraltro di possedere validi argomenti.

L’AUTORE: Pablo Dávalos, economista ecuadoriano, docente universitario, membro del Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali (CLACSO). Ha conseguito il dottorato presso l’Università di Lovanio e l’Università Pierre Méndes France di Grenoble. Nel 2006 è stato vice-ministro dell’economia nel governo di transizione di Alfredo Palacio. In questa veste ha condotto delicate trattative con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Vicino al mondo indigeno, è consigliere della CO.NA.IE., la principale confederazione indigena del paese.