La contabilità di vite perdute o di costruzioni danneggiate fornita dal governo offre un’immagine distorta di quanto è accaduto. La tragedia è profonda ed estesa. Ed è un’altra. Per questo il sociomoto avrà più effetti del terremoto e porta ad una profonda trasformazione politica.

L’apparato tecno-burocratico che pretende di farsi carico delle emergenze di fronte ai disastri naturali mostra rapidamente i suoi limiti: il suo stile verticale ed omogeneo, tipicamente patriarcale, sempre più privatizzato e militarizzato, risulta del tutto inadeguato di fronte a circostanze tanto complesse quanto diversificate.

I suoi limiti si fanno sempre più evidenti nell’ora della ricostruzione. Da calcoli compiuti in tutto il mondo risulta che l’aiuto provoca spesso più danni dei disastri naturali a cui pretende di far fronte. Il caso di Haiti è il più spettacolare e il più noto, ma gli esempi si moltiplicano da ogni parte. Politici, partiti, agenzie pubbliche e anche organismi privati di aiuto realizzano un traffico osceno di vittime per soddisfare i propri programmi e interessi. Ad Oaxaca, imprese e funzionari sono arrivati rapidamente alla conclusione che il disastro avrebbe permesso di accelerare l’operazione della ‘zona economica speciale’, che va incontro ad una crescente resistenza. Qui, come nel resto del paese, imprese e funzionari hanno cominciato a predisporre l’affare della ricostruzione… e ad organizzare i loro consueti abusi.

In contrasto, abbiamo visto in questi giorni l’immensa capacità di recupero che la gente possiede ancora. Si allunga la lista dei racconti di eroismo, di genialità e di abilità; della straordinaria organizzazione di interventi di salvataggio e di assistenza diretta e creativa; delle risposte organiche di innumerevoli collettivi e gruppi di ogni classe e condizione. Le cucine comunitarie allestite rapidamente da Francisco Toledo a Juchitán o il Comitato per la Ricostruzione e il Rafforzamento del Tessuto Comunitario che si è immediatamente costituito nella città di Ixpetec sono solo un paio di esempi di un’immensa ondata di iniziative e di solidarietà. A Città del Messico, la brigata Para todos todo [Tutto per tutti] e la tendopoli Forza e Resistenza Indigena sono a loro volta due gocce di un vaso traboccante.

È possibile vedere, sentire e toccare, nelle aree direttamente colpite e in luoghi molto distanti, che si mette da parte la frammentazione individualistica, l’ossessione per il proprio interesse e la competizione, per aprirsi a quella solidarietà profonda che rigenera il tessuto sociale e costruisce nuovi ‘noi’ o ricompone quelli che si erano indeboliti. Stiamo cominciando dal basso la nostra ricostruzione, per tornare ad essere quello che siamo. Le risposte di emergenza fanno parte di un impegno di più ampia portata per riparare i danni che ci hanno inflitto il capitale e i suoi amministratori statali. Uno slancio di amore cresce fra noi e lascia da parte la violenza dilagante nelle relazioni personali. Invece di selfies, come espressione di narcisismo, si usano wefies: la tecnologia che le nuove generazioni padroneggiano è posta al servizio di questo slancio, con ingegnosità e col cuore, per dedicarsi a nosotrear [vivere il ‘noi’].

A Tonalá, nel Chiapas, Peña Nieto si è stupito di vedere tanti güeros [persone di pelle chiara]. Che la sua testa e il suo cuore abbiano potuto concepire questa idea dimostra il suo profondo razzismo e la sua radicale ignoranza del paese che ha preteso di governare. Che si sia azzardato a pronunciare la frase in pubblico dimostra la sua mancanza di competenza e di sensibilità politica, e spiega perché non riesce ad aggiustare la sua immagine pubblica anche se spende a tale scopo un milione di pesos all’ora…

L’apparato non può e non vuole imparare, con la convinzione di sapere tutto. Ora compaiono più marinai che soldati o poliziotti, ma arrivano sempre tardi e fanno quello che hanno sempre fatto: dividere, separare, ostacolare, subordinare, controllare… Si moltiplicano le storie di vicini di casa capaci e impegnati nelle operazioni di soccorso, che vengono mandati via da marinai o altri agenti, i quali dimostrano immediatamente la loro incompetenza. Nel 1985 si è verificata la prima grande ribellione contro i mezzi di comunicazione, che 24 ore su 24 si dedicavano a convincere la gente a rimanere nelle proprie case e a lasciare tutto nelle mani del governo. In questi giorni, i mezzi di comunicazione si sono visti costretti a inventare storie come la falsa vicenda di Frida Sofia [Ndt: una bambina intrappolata sotto le macerie, che in realtà non è mai esistita] per recuperare ascolti che ormai sfuggivano loro di mano, fra l’altro perché oggi le persone comunicano fra loro con mezzi propri.

La gente sa imparare. Le esperienze collettive lasciano un sedimento profondo, anche di natura collettiva, in modo tale che le cose apprese rimangono incarnate nelle nuove generazioni. I giovani e le giovani che hanno mostrato fin dal primo momento capacità sorprendenti, con una partecipazione di massa che ha sorpreso tutti, erano portatori dell’esperienza del 1985, anche se sono nati molti anni dopo.

Il fermento sociale e politico si farà sempre più profondo. La causa principale per cui il PRI [Partito Rivoluzionario Istituzionale] ha perduto Città del Messico è stata l’esplosione di autonomia e di capacità organizzativa prodotta dal terremoto del 1985. Oggi sarà sempre più sotto gli occhi di tutte e di tutti la decomposizione crescente di apparati corrotti e mafiosi, la loro sconvolgente incapacità, in evidente contrasto con la capacità di autogoverno e di risposta organizzata posseduta dalla gente. Dobbiamo convogliare verso la ricostruzione sociale e politica la coscienza generalizzata della corruzione e dell’incompetenza di quelli che stanno in alto, a fronte dell’impegno caloroso, valido e creativo che nasce in basso.

I disastri naturali sono semi di rinnovamento politico, che alimentano una speranza nuova in mezzo alla tragedia.

Gustavo Esteva

traduzione a cura di camminardomandando