Il nostro dialogo a partire dal nostro fare

Il 16 settembre 2017 ci siamo riuniti a partire da una convocazione aperta intitolata: «Venezuela: affrontare comunitariamente il caos, trovare insieme la chiave. Incontro per le autonomie, i territori e le dignità», redatta da Emiliano Terán Mantovani e resa pubblica il 4 settembre.

La convocazione iniziava con queste parole: «In Venezuela, tutti i territori e gli ambiti della vita quotidiana sono in conflitto, un conflitto sempre più violento. Per questo c’è una domanda che risuona sempre con maggior forza: qual è l’orizzonte, la strategia, quando la guerra e lo stato di eccezione avanzano come regime biopolitico per l’accumulazione del capitale? Da che parte procedere? In che direzione continuare, o forse cominciare di nuovo?».

Vogliamo condividere qui le registrazioni audio e gli interventi effettuati durante questo incontro, che si è aperto con le provocazioni di Emiliano Terán Mantovani e Juan Carlos la Rosa Velazco. Il Venezuela negato, i territori e i popoli destinati all’oblio si affacciano in queste provocazioni e si profilano con fermezza ed umiltà.

Non è il Venezuela destinato all’oblio e per questo ridotto agli schemi di un copione concepito per il confronto di due schieramenti, la semplificazione e la riduzione di un popolo al servizio di versioni limitate, né la ripetizione di un orizzonte politico impoverito al servizio della lotta per il potere e per un territorio limitato all’incasso della rendita estrattivista, tradizionalmente petrolifera.

Qui si alza con la sua storia e la sua memoria, chiedendoci di riconoscerla, un altro Venezuela, intrecciato senza frontiere con altri popoli di Abya Yala e della Madre Terra, appartenenti a terre e territori concreti. Un vissuto e una memoria che non vogliono essere conformi alla versione che ci si aspetta che diamo di noi stessi, ma che rafforzano la parola e l’azione di processi e di popoli la cui decisione di essere fa emergere la dignità dal caos che ci viene imposto. Ci proponiamo per l’appunto di affrontare comunitariamente il caos.

Riportiamo qui di seguito i titoletti che scandiscono questo lungo testo, invitando il lettore che conosce lo spagnolo a leggerlo per intero nel sito di Pueblos en camino

– La guerra permanente e l’immaginario che la nasconde

– Polemica necessaria: organizzarsi per la pace o per la guerra

– Che cosa significherebbe affrontare comunitariamente il caos, dal basso e dal Venezuela?

– E il petrolio?

– Avevamo bloccato lo sfruttamento minerario… prima di Chávez

– Chávez, prima di tutto l’identità. L’ora di vittorie definitive… solo che…

– Imposizione e sottomissione

– È chiaro… il governo non vuole parlare con noi

– Far fronte all’IIRSA. Come tutti gli altri paesi e governi, progressisti o no.

– 2005: “Per tutte le nostre lotte”… La comunicazione popolare e la mobilitazione

– E alla guida c’era l’indigeno

– Relazione tra Stato/governo e movimenti sociali: “Vi do molto, ma non quello che chiedete”, e se non accettate, repressione e morte…

– In sintesi, cooptazione o repressione… e strategie di falsi positivi a livello di comunicazione

– Clonazione di attori

– E venne il boom del petrolio,la ricerca della rendita e la perversione dell’anima nazionale

– Che cosa abbiamo fatto noi per rispondere a questa serie di strategie? Che cosa stiamo facendo? Organizzarci per poter tornare ad essere

– Scuole e ambiti comunitari. Costruire a partire dal fare.