Un documento informativo sulla manipolazione del clima,
pubblicato in inglese e in spagnolo:
La grande cattiva soluzione.
Argomenti contro la geoingegneria

Gruppo ETC – 22 agosto 2018

Nairobi / Berlino

Elaborato da ETC Group, Biofuelwatch e Fondazione Heinrich Böll, e pubblicato dapprima in inglese (The Big Bad Fix, novembre 2017), e poi in spagnolo (Geoingegnería. El gran fraude climático, marzo 2018), questo documento avverte che la geoingegneria (la manipolazione del clima su larga scala) sta guadagnando consensi, in paesi responsabili di alti livelli di inquinamento, come una ‘soluzione’ tecnologica ai cambiamenti climatici, dal momento che questi paesi si rifiutano di cambiare le loro economie basate sui combustibili fossili.

Per tale motivo si assiste a una proliferazione di programmi e progetti di ricerca sulla geoingegneria, pianificati e finanziati dall’industria e da istituzioni private, specialmente nei paesi maggiormente responsabili di emissioni di gas a effetto serra, come gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Cina.

Il documento analizza il contesto e i rischi della geoingegneria, rivela chi sono i suoi attori e segnala gli interessi e le politiche soggiacenti allo sviluppo di formule tecnologiche su larga scala per manipolare i sistemi naturali della Terra.

Anche se molti esperti in campo scientifico e molti politici la considerano assai pericolosa e persino inaccettabile, la geoingegneria acquisisce sempre più spazio nei dibattiti e nei negoziati sul cambiamento climatico, perché crea l’illusione che ci siano scorciatoie tecnologiche per gestire le manifestazioni del cambiamento climatico senza dover affrontare le cause profonde da cui ha origine.

Tuttavia, come espone dettagliatamente il documento, la geoingegneria comporta molti rischi per la gente, per gli ecosistemi e per la sicurezza. Essendo fondata su un consumo eccessivo di terra, acqua e risorse, minaccia la sicurezza alimentare ed erode il controllo democratico dei beni comuni del pianeta, anche perché queste tecnologie vengono sviluppate principalmente da quelli che cercano di trarre profitto dai relativi brevetti e sviluppi commerciali. Di conseguenza, sottolinea il documento, è altamente probabile che si vada incontro a danni irreversibili alla biodiversità e all’integrità degli ecosistemi. Ci sono anche gravi preoccupazioni per quanto riguarda la governance della geoingegneria, ad esempio per la sua potenzialità di venir dispiegata unilateralmente, per il rischio di conflitti dovuti alla possibilità di impatti negativi e danni collaterali in alcune regioni e per il rischio che le tecnologie di geoingegneria vengano utilizzate per scopi ostili.

“La geoingegneria è una difesa pericolosa di uno status quo fallito, non una necessità tecnica o scientifica. In effetti, le tecniche che sviluppa hanno più possibilità di peggiorare che di risolvere i vari problemi causati dai cambiamenti climatici. Affermare che ‘dobbiamo’ mettere in atto la geoingegneria equivale a supporre che preferiamo danneggiare irreparabilmente il nostro pianeta piuttosto che alterare il sistema economico che avvantaggia solo quelli stanno ai vertici” (Rachel Smolker, Co-Direttrice di Biofuelwatch).

Il documento è stato presentato durante la Terza Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente, a Nairobi, e nel periodo antecedente a una riunione della Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), sempre dell’Onu, a Montreal. La geoingegneria è oggetto di una moratoria di fatto nella Convenzione sulla Diversità Biologica, e la geoingegneria marina è vietata dal Protocollo alla Convenzione di Londra sulla Prevenzione dell’Inquinamento del Mare. Gli autori del nostro documento sostengono che queste decisioni devono essere mantenute e devono costituire il punto di partenza di qualsiasi discussione legittima, internazionale e democratica sulla governance della geoingegneria.

“La geoingegneria aggraverà lo squilibrio del potere globale, creerà vincitori e perdenti. Sarebbe una follia permettere che un gruppo di paesi assuma il controllo del termostato mondiale”, afferma Silvia Ribeiro, direttrice del Gruppo ETC per l’America Latina. “La governance non deve essere mal interpretata nel senso della definizione di regolamentazioni rivolte a legalizzare e consentire lo sviluppo di tali tecnologie. Vietare tecnologie estremamente rischiose e pericolose è un approccio legittimo e prudente alla governance, come è stato fatto con il Trattato sulla Proibizione degli Esperimenti Nucleari e con l’adozione da parte dell’Onu del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari nel luglio 2017”, aggiunge Silvia Ribeiro.

Il documento chiede che, invece di concentrarsi su soluzioni tecniche, non verificate e rischiose, si applichi una concezione di giustizia climatica per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C.

“Quelli che propongono la geoingegneria alimentano l’illusione che si possa uscire dalle nostre crisi climatiche senza dover modificare i nostri stili di vita, che in molti casi richiedono alti livelli di emissioni di gas a effetto serra. Ma le cose non sono così semplici. Le tecniche di geoingegneria non solo portano con sé nuovi rischi ed effetti collaterali, ma distolgono anche dall’unica soluzione comprovata per il cambiamento climatico: la riduzione radicale delle emissioni di gas che modificano il clima. Prima di mettere in moto la geoingegneria, abbiamo bisogno di regolamentazioni chiare e vincolanti per queste tecnologie. Un quadro di riferimento internazionale per la regolamentazione deve basarsi su uno stretto principio di precauzione, e le tecnologie che comportano rischi che non sono prevedibili, giustificabili o gestibili devono essere direttamente vietate”, afferma Barbara Unmüssig, Direttrice della Fondazione Heinrich Böll.

Il documento conclude che i numerosi rischi di gravi impatti che la geoingegneria può comportare, e i problemi politici, sociali, culturali, economici, etici, morali, intergenerazionali e di diritti che implica, la rendono inaccettabile. E più ancora, gli autori affermano che costituisce una pericolosa diversione dalle alternative praticabili di cui c’è urgente bisogno: ridurre drasticamente in tempi brevi le emissioni di gas a effetto serra e trasformare le nostre economie, per aprire la strada a un futuro socialmente ed ecologicamente sostenibile e giusto, invece di consegnare il mondo a una dipendenza a lungo termine da tecnologie ad alto rischio, che per di più non esistono ancora.

Il documento offre a decisori politici, giornalisti, attivisti di organizzazioni, movimenti sociali e altri promotori del cambiamento un’ampia panoramica degli attori chiave, delle tecniche e delle sedi competenti per quanto riguarda la geoingegneria. Contiene una fondata analisi del contesto, della storia della geoingegneria e dei diversi interessi che sono in gioco, nonché casi di studio su alcune delle tecnologie e degli esperimenti più importanti. Chiede che vengano proibiti urgentemente e immediatamente gli esperimenti a cielo aperto di Gestione della Radiazione Solare, perché possono sospendere i diritti umani, la democrazia e la pace tra le nazioni. Si pronuncia a favore di una governance della geoingegneria che sia partecipativa e informata, per un rigoroso dibattito sulle politiche e le pratiche climatiche reali, esistenti e giuste. È un appello all’azione in vista di un movimento di movimenti per opporsi in massa alla geoingegneria come soluzione tecnica del cambiamento climatico e alla minaccia che rappresenta per la pace mondiale, la democrazia e i diritti umani.

Fonte: Gruppo ETC –  El Gran fraude climático. Nuevo informe sobre la manipulación del clima

Scaricare in formato pdf il testo completo in lingua inglese: The Big Bad Fix

in lingua spagnola: El gran fraude climático

Consultare la mappa interattiva degli esperimenti di geoingegneria: map.geoengineeringmonitor.org

Traduzione a cura di Cammina domandando, consentita ma non revisionata da ETC