U.S. President-elect Donald Trump speaks at his election night rally in Manhattan, New York, U.S., November 9, 2016. REUTERS/Carlo Allegri TPX IMAGES OF THE DAY - RTX2SPX6

Siamo in un momento gravemente pericoloso. Non possiamo chiudere gli occhi. Ma per osare aprirli, bisogna essere disposti a riconoscere che potremmo restare affascinati da ciò che ci minaccia.

Una fede nostalgica appare oggi come programma di governo. Il signor Trump l’esprime in modo spettacolare e sfrontato, l’appoggiano eminenti rappresentanti del Partito Repubblicano. .. e la condividono milioni di statunitensi. Tra questi ha radici profonde un’immagine idealizzata del loro paese, dipinto come eccezionale e una benedizione per il mondo. Si è formata nel corso di 200 anni e sembrò trovare conferma alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti producevano metà del Prodotto Mondiale registrato, erano creditori universale e avevano la bomba, mentre l’Europa e l’Unione Sovietica pativano le conseguenze della guerra e il Giappone era occupato. La loro evidente posizione egemonica fu riconosciuta da tutte le istituzioni internazionali create in quegli anni, da Bretton Woods alle Nazioni Unite.

Gli americani volevano qualcosa in più. Per stabilizzare la loro egemonia concepirono un simbolo che anche gli anti-yankee potessero accettare, un paradigma che trasformasse il loro modo di vivere in ideale universale e permanente. Il 20 gennaio 1949, durante la cerimonia d’insediamento, il presidente Truman creò politicamente la parola sottosviluppo e offrì di condividere con le aree sottosviluppate le scoperte scientifiche e tecnologiche americane, in modo che anche loro potessero approfittare dell’American way of life.

L’offerta colpì la fantasia generale in tutto il mondo. In Messico divenne religione per politici e classi benestanti e contagiò quasi tutta la popolazione.

Negli anni seguenti gli Stati Uniti divennero i campioni della liberazione nazionale e contribuirono a smantellare ciò che restava degli imperi europei. Questa operazione, abbinata al Piano Marshall, all’Alleanza per il Progresso, ai Corpi di Pace e molti altri dispositivi legali o illegali, rese possibile un nuovo tipo di esercizio imperiale, che non implicava quasi mai l’occupazione territoriale, con la forza, di altri paesi.

Per rendere l’impresa attuabile e legittima, coloro che l’organizzarono condivisero una parte consistente della torta imperiale con ampi gruppi di lavoratori statunitensi, che profittarono così di vari decenni di prosperità senza precedenti. Erano gruppi molto ampi… ma non si arrivò a tutta la popolazione. Il piano si mise in marcia con forti accenti razzisti e sessisti, che lo caratterizzarono sin dall’inizio e venne applicato sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. La denuncia di questo aspetto fu abitualmente minimizzata. Molti americani continuano a negarlo ancora oggi come tratto distintivo della loro società, anche se non ha mai cessato di definirla fin dalla sua nascita.

Lo scenario post-bellico passò alla storia. Gli Stati Uniti vinsero anche la Guerra Fredda, ma il mondo di oggi non è come quello di ieri. Non sarà possibile far fare marcia indietro alla storia. Certamente milioni di americani, forse la maggioranza, condividono il sogno di recuperare la posizione che il loro paese era arrivato ad avere. Anche se si tratta di mancanza di realismo, il tentativo di realizzarlo causerà danni immensi; li patiscono già milioni di messicani e musulmani e molti altri. Provoca anche resistenza. Stanno già mobilitandosi quelli che cercheranno di bloccare questo cammino insensato, che ha generato una profonda polarizzazione nella società americana; per proteggere i propri interessi o per convinzione, potrebbero impedire che Trump si spari sui piedi come ha annunciato e cercheranno di fermare la sua politica insensata e disumana.

Il Messico non potrà fare granché per cambiare le cose là. E non durerà l’unità apparente delle classi politiche, costruita artificialmente con l’uso rituale della bandiera; ha presa sul popolo, ma manca di solide fondamenta. Dal basso, invece, potremmo affrontare le minacce con organizzazione e talento. Potremmo, per esempio, offrire ai messicani di laggiù un rientro di successo. Milioni di persone capaci, qualificate e lavoratrici sarebbero una benedizione per il paese se li ricevessimo in condizioni adeguate. E potremmo trasformarci in esempio mondiale del modo dignitoso di trattare i migranti centroamericani e del Caribe se ci organizzassimo per impedire la vergogna nazionale rappresentata dal trattamento infame riservato loro da criminali e funzionari. Progrediremmo così nella costruzione di una nuova società.

Trump crede, come molti statunitensi, quello che da Carlos Salinas in poi sostiene il governo messicano: che il TLCAN sia stato un grande beneficio per il Messico, ottenuto con l’astuzia a scapito degli Stati Uniti. Nessuna prova del disastro che ha significato per noi lo convincerà mai del contrario; cercherà di ottenere di più al tavolo delle trattative. E ancor meno cambierà quello in cui crede, anche questo ampiamente condiviso, e cioè che i migranti siano un problema e un pericolo per il suo paese; non potrà riconoscere quanto ne ha bisogno.

Un secolo fa Proust osservò che i fatti non penetrano nel mondo dove abitano le nostre / convinzioni, e poiché non hanno dato loro vita, non possono neanche ucciderle; possono smentirle continuamente senza indebolirle, e una serie di disgrazie o malattie che si susseguono senza interruzione in una famiglia non la fanno dubitare della bontà del suo dio o del talento del suo medico. Né i fatti reali né quelli alternativi sono importanti in questo caso. Nessuno potrà modificare questa pericolosa deriva cui si sta dando un corso raccapricciante.

Machado lo disse in modo contundente: Sotto quello che si pensa, sta ciò che si crede, come se dicessimo in uno strato più profondo del nostro spirito. Dobbiamo prendere nota della profondità e dell’estensione delle superstizioni americane su di noi mentre ci impegniamo nel costruire una nuova speranza, basata sulla nostra concezione di cosa sia vivere bene.

Gustavo Esteva da La Jornada

traduzione a cura di camminar domandando

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