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Non sarà facile vivere senza presidente.

Si continueranno a svolgere rituali presidenziali intorno a Enrique Peña. Avranno lo stesso carattere dei rituali che ancora si compiono intorno alla regina d’Inghilterra, ma ci sarà una differenza sostanziale. Da molti anni la regina Elisabetta sa che il suo paese ha smesso di essere una monarchia e che lei non lo governa. Svolge con dignità le funzioni rituali che le vengono assegnate. Enrique Peña, invece, continuerà a meravigliarsi di ciò che avviene e crederà di avere ancora la responsabilità del governo. Questa illusione sarà rafforzata dai cori servili che si levano intorno a lui e da alcuni appoggi insperati, come quello di AMLO (Andrés Manuel López Obrador, candidato alla presidenza del Messico con il PRD (Partito della Rivoluzione Democratica, NdT).

Non sarà facile affrontare la nuova situazione. In Messico si parlava, a ragione, di una presidenza imperiale. Nel nostro paese, il presidente aveva un immenso potere. Tutti i caciques1, dal primo all’ultimo, si affrettavano a prendere contatti con l’eletto, ogni sei anni, perché da lui dipendeva la loro fortuna. Sia le strutture politiche che la popolazione si erano abituati ad avere questo punto di riferimento come un dato di fatto. Era pericoloso non tenerne conto. Questa percezione è diventata un’abitudine radicata e non scomparirà facilmente. Questa inerzia ha impedito a molti di analizzare adeguatamente lo smantellamento della presidenza imperiale negli ultimi 20 anni. Dal momento che il PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) era letteralmente dipendente dalla figura presidenziale, si produsse un immenso scompiglio nelle sue file nel 2000, quando perse le elezioni. Pochi, dentro e fuori il partito, si resero conto che era diventato una coalizione instabile di mafie, che si univano senza molta convinzione in alcune specifiche occasioni, come le elezioni presidenziali. All’arrivo di Peña si pensò che il PRI sarebbe tornato ad essere quello che era. In contrasto con la realtà e con ogni esperienza, c’è ancora chi continua a mantenere viva questa illusione. C’è governo, c’è capacità reale di guidare comportamenti ed eventi, quando una porzione maggioritaria della popolazione crede seriamente che la persona e le istituzioni governative hanno questa capacità, quando la maggior parte della gente ritiene che quella persona sta governando, che è in grado di farlo, anche se è molto impopolare e anche se le decisioni che prende producono rifiuto o malcontento. Finché la maggioranza mantiene questa convinzione ci sarà governabilità, i governati continueranno ad essere guidati dai governanti, indipendentemente dal fatto che siano d’accordo oppure no con quello che fanno o che tralasciano di fare. Questa capacità non dipende dall’uso della forza. Napoleone, che su questo la sapeva lunga, diceva con ragione che le baionette servono per molte cose… ma non per sedervisi sopra. Sapeva bene che con le baionette si può distruggere un popolo o un paese, ma non lo si può governare, come gli statunitensi hanno imparato recentemente in Iraq. Si può spaventare la gente e fare in modo che si sottometta per paura, ma così si creerà soltanto l’illusione di governarla, un’illusione che si dissolverà presto. C’è un reale pericolo che Peña ricorra alla forza quando si accorgerà che ha perduto ogni capacità di governo e che la settimana Trump2 è stata soltanto la goccia che fa traboccare il vaso. Ci sarà bisogno di astuzia e di intelligenza, dentro e fuori le strutture politiche, per impedire che questo avvenga.

Il pericolo diventa ancora più grave perché si sono rapidamente scatenati tutti i nostri demoni. Forze che già si contrapponevano in vista della successione, ora si stanno riavvicinando e cominciano a operare nel nuovo contesto. Sanno bene che i contrasti all’interno dell’esecutivo non fanno che accrescere la debolezza di Enrique Peña e non generano nessuna stabilità.

Cerco di trattenere la penna, se si può usare ancora questa espressione nell’era dei computer. Cerco di trattenere anche l’animosità. Mi sforzo di contestare la mia argomentazione e di affermare che sto esagerando, che il Presidente rimarrà lì, a capo del governo. Ma ormai non è più lì. Lui stesso continua a lanciarsi nel vuoto. Nemmeno Fox, che aveva lavorato per la Coca-Cola, si è azzardato ad agire come suo agente di vendita! Si intensifica la neolingua orwelliana dei funzionari. Peña dice che il governo tirerà la cinghia nel 2017, e il nuovo segretario del Tesoro parla di un bilancio con responsabilità sociale. Chi tirerà la cinghia? Non i ministri, i magistrati o gli alti funzionari, che mantengono tutti i loro privilegi; il Presidente avrà un aumento di stipendio. Si taglieranno brutalmente le spese per l’istruzione e la sanità. Dove stanno il senso di responsabilità, la preoccupazione per una scuola di qualità e la copertura universale? Non sarà facile vivere senza presidente. Nonostante tutti i rischi che ciò comporta, con il moltiplicarsi del gioco insano di tutte le forze che cercano di conquistare quello che resta del malconcio apparato statale, potrà anche aprirsi uno spazio di opportunità. Per esempio, potranno cominciare a cadere alcune teste di governatori, come quello di Morelos, che già non si reggevano da soli. E potremo continuare a imparare come comportarci nelle mille forme di governo autonomo che si stanno sperimentando nel paese.

Gustavo Esteva

Traduzione a cura di Camminar domandando

1 NdT:Cacique è un termine con cui tradizionalmente si definiscono i capi di alcune comunità tribali in America latina.

2 NdT: Riferimento alla visita in Messico del candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

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