trasportidi Gustavo Esteva

La natura delle “riforme strutturali” è stata chiara fin dall’inizio ed è diventata sempre più evidente, ma ancora si cerca di nasconderla. Non viene alla luce, ad esempio, che implicano necessariamente guerra e resistenza, come hanno recentemente ricordato gli zapatisti e il Congresso Nazionale Indigeno (CNI)…Si riforma la struttura della proprietà e la distribuzione. Si trasforma in proprietà privata ciò che è di proprietà pubblica, sociale o comunitaria, e con questo e altri dispositivi aumenta la parte del prodotto sociale che va ai capitalisti e ai ricchi, e si riduce quella che va alla gente. È una gigantesca operazione di rapina. Le si è dato il nome di estrattivismo: minerario, finanziario, urbano. Non si è parlato di estrattivismo nel campo del lavoro e dei servizi. Si spogliano i lavoratori e la gente in generale di posti di lavoro, salari, pensioni, prestazioni e servizi gratuiti: scuola, sanità, viabilità, trasporti…

Per portare avanti le riforme ci si avvale il più possibile della persuasione e della manipolazione mediatica. Quando non bastano, si ricorre alla cooptazione e alla corruzione. E poiché neppure questo è sufficiente, si pratica l’esercizio autoritario. Il processo comincia con meccanismi furtivi, come trattative segrete o piccole modifiche delle leggi, e culmina con la distruzione dello Stato di diritto e con la violenza della forza pubblica o di forze paramilitari o criminali. Soltanto in questo modo si può realizzare fino in fondo la rapina a cui oppongono resistenza coloro che difendono non solo beni, terre e territori, ma la vita stessa. Per tale motivo le riforme sono nello stesso tempo guerra e resistenza.

Alcune privatizzazioni trasformano in business alcune funzioni pubbliche. In Messico è già arrivata quella del sistema carcerario. Negli Stati Uniti, imprese private costruiscono e gestiscono le carceri, e poi trasformano i carcerati in lavoratori semi-schiavi per produrre sia polli fritti che verdure biologiche, lavorando per imprese come Whole Foods e Kentucky Fried Chicken. Stiamo andando in quella direzione.

La più perversa delle privatizzazioni è quella che scarica sulla gente alcuni costi quotidiani che erano sostenuti dal governo. Servizi pubblici che erano stati ottenuti con una lunga lotta sociale e la cui gratuità era stata sancita dalla costituzione, ora saranno pagati dalla gente. Questo è il nocciolo della cosiddetta riforma della scuola, ad esempio, più che la sottrazione di diritti agli insegnanti: i genitori e la gente pagheranno ciò che aveva già smesso di essere realmente gratuito.

I tagli di bilancio per il 2017 fanno parte della guerra. Intensificano la rapina; riducono la spesa sociale per la gente e aumentano la parte che andrà al capitale, ai ricchi e ai loro complici. Di questo ci si occupa nelle alte sfere, qui e dovunque. Ciò che spicca in Messico è l’incredibile incompetenza, corruzione e criminalità delle autorità, della tecnocrazia che dal 1982 controlla l’apparato governativo e lo pone al servizio del capitale con la cinica complicità dei partiti politici. Il problema non è solo che le riforme strutturali siano state approvate con il Patto per il Messico; il problema è che i partiti, tutti quanti, seguono la logica dominante, e non ce n’è uno che si dichiari ostile al capitale e proponga di fermare la guerra.