escuelita

L’intrigo che creano le autorità per nascondere sotto il tappeto l’orrore e le sue assurdità aumenta la confusione… e il pericolo. Lanciate nell’abisso, vogliono farci precipitare con loro.

Con rulli di tamburo e colpi di grancassa venne presentato il nuovo modello educativo. Il ministro dell’Educazione e l’attuale presidente della CONAGO (Conferenza Nazionale dei Governatori), Gabino Cué, proclamano che rappresenta l’essenza della riforma educativa. Oggi, tre anni dopo? Perché l’essenziale è stato tenuto segreto e non è stato sottoposto a dibattito prima di fare la legge e attuare la riforma?

Poco dopo, Gabino Cué contagiò i governatori con la sua improvvisa passione per il nuovo modello, ed essi eseguirono alla lettera le istruzioni che egli trasmetteva. Applaudirono senza riserve il documento … sebbene non avessero avuto il tempo di leggerlo.

Cué disse che si trattava di un documento completo. Usò la prima accezione della parola: perfetto, rifinito. Non ricorse mai alla seconda accezione, che in realtà è quella che si dovrebbe applicargli: malfatto, sconclusionato, vecchio, carente…

Il Presidente si contraddisse immediatamente. Spiegò che si trattava di un documento preliminare. Non è una decisione imposta, non è un modello imposto, come se questo fosse ciò che si deve insegnare. Al contrario, stiamo per definirlo. Abbiamo presentato un lavoro preliminare da discutere, da dibattere. Confessava così che ancora non riescono a chiarire qual è l’essenza della riforma.

Ciononostante il governatore Miranda subordinò il dialogo al modello: le altre tematiche verranno regolate nella misura in cui verrà compreso il modello educativo. Il modello verrà discusso in riunioni apposite. Intanto la CNTE e tutti noi dobbiamo impegnarci a capirlo. Ci consentiranno di aggiungere note a pié di pagina, ma perché si possano negoziare alcuni dettagli dobbiamo arrenderci, accettando la riforma educativa e il suo modello, come pure le ingiustizie e gli arbitri commessi per imporla.

La riforma era compresa nel Patto per il Messico; tutti i partiti politici se ne sono fatti complici. López Obrador, tuttavia, disse che la respingeva e civettò con la CNTE; sembrava che si smarcasse dal consenso. Ma non per molto. Il 14 luglio prese le distanze dal movimento. Non considerò fattibile né conveniente abrogare la riforma educativa; propose una semplice modifica della riforma educativa per togliere gli aspetti più negativi. Usò ora la stessa espressione che aveva applicato anni addietro al neoliberismo: togliere gli aspetti più negativi. Come i cosiddetti governi progressisti del sud, non programmò quindi di abbandonare l’orrore neoliberista: bastava renderlo più digeribile per la gente… Non ci si deve ingannare: che si tratti della riforma educativa o delle politiche neoliberiste, è sempre la stessa solfa.

Tutte le maschere stanno cadendo. Gesti e contraddizioni nell’ambito della riforma educativa rivelano la classe di funzionari che subiamo, il loro insostenibile comportamento. Questi funzionari sperimentarono a Tuxla una variante di Nochixtlán e mostrarono ciò che sono nel massacro di Chamula. Dobbiamo aggiungere questo nome alla lunga lista, quella di Ayotzinapa, l’asilo ABC, Acteal, i femminicidi di Juárez, Nochixtlán, l’interminabile sequenza di morti e desaparecidos

A Chamula non furono pochi. Non morirono solo autorità corrotte. C’è stato molto di più; le comunità si sono portate via i loro morti e feriti. E tutto Chamula sa bene chi è stato, come e perché è stato compiuto il massacro. E’ difficile contenere l’indignazione di fronte a quanto è accaduto.

La banda criminale che occupa le strutture di governo e le mette al servizio del capitale sta ormai perdendo la pazienza. Fa pressione sul cartello imprenditoriale per eliminare la resistenza. E i governi ricorrono a tutte le varianti della strategia contro insurrezionale: la forza letale della polizia o dei paramilitari in alcuni casi; in altri una casta indigena, come quella creata dal PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale, ndt) a Chamula, che per questo venne chiamata comunità rivoluzionaria istituzionale.

Non si trovano di fronte una popolazione passiva e sprovveduta. Tutt’altro. La resistenza acquista ogni giorno più forza e consapevolezza. Rap, corridos, graffiti, danze e mille forme di solidarietà creativa e radicale stanno dando un’espressione popolare e profonda a ciò che gli artisti sentono nei villaggi, nei barrios, fra la gente. Non sono una semplice cassa di risonanza: hanno l’antenna alzata per decifrare quello che sta emergendo

E ciò che sta emergendo è sempre più chiaro… sebbene sia impossibile anticipare le forme che assumerà. Non è più una semplice resistenza. C’è un contenuto di ribellione. Il no alla riforma, condiviso in modo crescente, si intreccia con molti altri no, con lo scontento generale. Si stringono relazioni, si intessono accordi, si plasma un’articolazione sempre più efficace fra le forze di quelli che stanno in basso, le organizzazioni di base, le comunità e le loro autorità, la gente comune. È sorprendente vederli imboccare le loro strade, opponendosi a tutte le classi politiche, a tutti i partiti, al capitale. Si organizzano, infatti, come ci chiede con insistenza il subcomandante Moisés.