orologiodi Gustavo Esteva

La puntualità non è una virtù che sembri molto rivoluzionaria. Al contrario: si associa alla legge e all’ordine, a quelli di sopra. Ma viene anche dal basso.

Nella società moderna impariamo la schiavitù dell’orologio molto presto. La scuola ci prepara per il controllo della nostra vita nel lavoro, per poter mettere ogni nostro minuto al servizio del capitale. E si estende giorno dopo giorno la dominazione sugli orari, che un alito rivoluzionario dovrebbe distruggere.

Ma c’è anche un altro tipo di puntualità. Coloro che hanno partecipato al secondo livello della escuelita zapatista avranno appreso che cosa significa la puntualità quando la si costruisce in basso, tra compagni, come fecero gli zapatisti 30 anni fa. Hanno ascoltato come a volte diventi questione di sopravvivenza e quanto sia un elemento indispensabile nell’organizzazione.

La puntualità tra compagne e compagni è prima di tutto un segno di rispetto dell’altro. Ma è anche, soprattutto, l’espressione di una volontà comune che si costruisce collettivamente e si esprime nel tempo, nei tempi, insieme alla responsabilità che è un altro pilastro dell’organizzazione.

La puntualità oggi significa qualcosa in più. Dobbiamo concentrarci per affrontare la tormenta, per unirci di fronte alla spoliazione e all’aggressione, per esercitare continuamente la solidarietà e per camminare mano nella mano. Dobbiamo essere a tempo nella lotta e nel cambiamento.

In questo contesto e con una simile prospettiva, inizia giovedì 12 a Cuernavaca, una serie di attività sotto l’egida di Tessendo voci per la casa comune. Da quando un piccolo numero di persone, collettivi e movimenti la concepì oltre un anno fa, si è rivelata un impegno per concertare armonia tra persone diverse, per esplorare insieme le vette del dialogo. Il programma è al sito tejiendovoces.com.mx

Per dialogare – diceva Machado – prima ascoltare, poi ascoltare ancora. E’ ora di ascoltare. Non si tratta solo di ascoltarci, ma di essere disposti a venire trasformati dall’altro, dall’altra. Non è tempo per dogmatismi, fondamentalismi, avanguardie o verità uniche. E’ tempo di aprirsi alle nostre differenze e mentalità per identificare le convergenze e imparare insieme che abbiamo una casa comune e che solo insieme potremo fermare quelli che la vogliono distruggere, che ci straziano e ci separano, per metterci invece a ricostruirla insieme.

La proposta zapatista di costruire un mondo dove trovino spazio tutti i mondi, fu accolta unanimemente quando fu presentata 20 anni fa. Ma ci sono ragioni serie per cui non si sia fatto di più da allora. Se uno prende l’idea sul serio, si rende conto subito che dobbiamo ricostruire al completo tutte le nostre istituzioni, tutte le norme di convivenza, le politiche così come le pratiche e i comportamenti. Siamo intrappolati in società e modi di fare che sono stati concepiti e configurati a partire dall’imposizione di una cultura su tutte le altre…e di una cultura che non è la nostra, che è stata importata per essere imposta a tutti e a tutte.

Questa forma di colonizzazione è penetrata profondamente ed esistono molti messicani e messicane che sono stati formati in questa cultura dominante. La sentono propria. Difendono tutto ciò che implica. Nella guerra attuale, a cui ci hanno sottomesso, si associano con il nemico o collaborano con lui.

Recuperare ciò che è proprio significa prima di tutto riconoscerci nella nostra diversità, sapere che siamo diversi e che queste differenze non si riferiscono solo alle distanze culturali che esistono tra i popoli indigeni e gli altri. Ci sono anche profonde differenze all’interno di ogni popolo indigeno e tra le diverse classi e settori della società meticcia.

Invece di continuare a cercare di annullare le nostre differenze in un progetto che ci omologa nello sfruttamento e nel disprezzo, dovremmo celebrarle, trovare affermazione in esse e trovare i modi perché possano coesistere in armonia.

Le attività che avranno luogo a Cuernavaca, Guadalajara, Oaxaca e Puebla dal 12 al 17 novembre e che culmineranno a Città del Messico dal 18 al 20, consisteranno in discussioni tra le organizzazioni in lotta provenienti da tutto il paese; collettivi e movimenti diversi e un gruppo a se stante di intellettuali dedicato al pensiero critico. Tenderà a prevalere un approccio anti-capitalista e anti -patriarcale; alcune partecipanti sostengono che il capitalismo è soltanto la forma moderna del patriarcato. Come dimostra l’esperienza, non c’è possibilità sotto questo regime per una convivenza armonica. Per fermare l’orrore attuale, in cui questo regime ha portato la violenza contro la natura e il tessuto sociale a estremi senza precedenti, l’iniziativa vuole tessere voci diverse disposte a unirsi nella lotta per costruire la casa comune.

E’ un invito a tener fede all’appuntamento che abbiamo con la storia. E’ giunta l’ora. Come diceva bene León Felipe, ciò che importa non è arrivare in anticipo o per primo, ma tutti e allo stesso tempo. Eh si, solo di questo si tratta.

“traduzione a cura di camminar domandando”

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