ya basta

 

 

 

 

 di Gustavo Esteva

Il dolore ci avvolge. Non lo allevia l’anestetico dispensato dalle autorità. La loro guerra di logoramento provoca stanchezza e sfinimento, ma non paralisi. Alimenta la rabbia.

Perchè Ayotzinapa? Perchè non risvegliarci davanti a tutti i morti, tutti i desaparecidos, tutti i massacri che abbiamo sofferto prima? Si sono date molte risposte. Due tra queste sembrano sempre più rilevanti.

Ayotzinapa è stata la prima certezza pubblica e incontestabile del fatto che non c’è modo di distinguere tra narcos e polizia, tra criminali e funzionari. La frase “E’ stato lo Stato” seminata allo Zocalo di Città del Messico, ha caratterizzato bene il risveglio di quel momento. Tutti abbiamo saputo con certezza ciò che fino ad allora era solo un sospetto o una voce in segreto.  Non è più possibile negarlo. Sono loro.

Un’altra risposta arriva da più lontano: si riferisce al modo in cui è maturata la coscienza pubblica in questi anni. Nel 2011 abbiamo avuto un risveglio simile quando abbiamo fatto nostro il grido di Javier Sicilia “Non ne possiamo più di voi” e ci siamo fatti carico delle accuse e richieste della sua lettera a politici e criminali. L’8 di maggio si piantò nello Zocalo, circondato da molte migliaia di persone, e propose un patto tra la società civile e le classi politiche. Disse allora, e ripeté il 28 maggio nel Castello di Chapultepec, di fronte ai candidati alla presidenza, che non si sarebbero accettate le elezioni se prima i partiti politici, tutti, non ripulivano le proprie fila da quanti, mascherati di legalità, erano di fatto collusi con il crimine e mantenevano lo Stato sotto ricatto e impotente.

Questa posizione è poi andata in lungo e in largo per il paese in carovana. Coloro che credettero possibile quel patto e pensarono che i partiti e il governo avrebbero fatto un serio sforzo per ripulire casa sanno, tre anni più tardi, che non è successo niente del genere. Ayotzinapa ha dimostrato che qualsiasi patto con loro risulta illusorio e controproducente.

Molte migliaia, o forse milioni, riconoscono adesso che siamo in guerra, una guerra scatenata da quelli in alto contro quelli in basso, una guerra senza quartiere su tutti i fronti, come da anni ci vanno dicendo gli zapatisti. E molti altri, o pochi, chi lo sa, stanno leggendo con attenzione le parole che il comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) con la voce del subcomandante Moises ha indirizzato ai genitori e agli alunni di Ayotzinapa durante la loro visita a Oventic il 15 novembre scorso (Enlace Zapatista)

L’ EZLN li ha ringraziati per la visita, per il loro impegno, per la loro testardaggine. Ha ricordato “che l’intero sistema politico è marcio. Che il punto non è che abbia relazioni con il crimine organizzato, con il narcotraffico, con le molestie, le aggressioni, le violazioni, le botte, le carceri, le sparizioni, gli assassinii, ma che tutto ciò è parte della sua essenza.

 “Perchè non si può parlare ormai di classe politica e differenziarla dagli incubi che a milioni soffrono e patiscono in queste lande…

 Corruzione, impunità, autoritarismo, crimine organizzato o disorganizzato sono già nei marchi, negli statuti, nelle dichiarazioni di principio e nelle pratiche di tutta la classe politica messicana.

 L’ EZLN ha fatto veder loro che non sono soli. Sono con loro i familiari dei bambini e bambine assassinati nell’asilo ABC, quelli dei desaparecidos di Coahuila, quelli delle innumerevoli vittime quotidiane che sanno, in ogni angolo del paese, che i soprusi continui provengono dall’autorità, a volte vestita da organizzazione criminale, a volte da governo legalmente costituito. Sono al loro fianco anche “i popoli originari, che (…) fanno tesoro della saggezza per resistere e tra i quali non esiste nessuno che meglio conosca il dolore e la rabbia”.  Con loro sono il popolo yaqui, il nahua, il nathò…

Hanno detto loro che le loro parole hanno forza perché in loro si sono riconosciuti a milioni. I pochi restano pochi fino a quando si incontrano e si riscoprono in altri. E poi succede qualcosa di terribile e meraviglioso. E quelli che si pensavano pochi e soli, scoprono che siamo la maggioranza in tutti i sensi. E che, veramente, sono quelli che stanno in alto a essere pochi. A seguito di questo incontro sarà possibile rivoltare il mondo che abbiamo.

Secondo l’EZLN “ci sarà un cambiamento profondo, una trasformazione reale in questo e in altri luoghi doloranti del mondo. Non una, ma molte rivoluzioni scuoteranno il pianeta. E il risultato non sarà un cambio di nomi e di etichette per cui quelli in alto resteranno in alto a spese di quelli in basso. La trasformazione reale non sarà un cambio di governo ma di relazione, una in cui il popolo comandi e il governo obbedisca (…) dove governare non sia un affare (…) dove non regnino il terrore e la morte (…) e dove non ci siano comandanti e obbedienti, né pastori né pecore”.

Questo hanno detto ai genitori di Ayotzinapa e agli alunni sopravvissuti. E a noi tutti, credo.