Sabato 24 maggio abbiamo potuto vedere, con tutta la chiarezza possibile, com’è questa cosa dell’altra politica. La carovana da San Cristóbal, con decine e decine di automobili di tutte le dimensioni, era un serpente di molti chilometri. Dopo una traversata, non priva di tensioni e inconvenienti, i partecipanti sono arrivati a La Realidad, cioè a una realtà entusiasta composta di basi di appoggio zapatiste arrivate da ogni parte per difendere quel che è loro e per mostrare la potenza della loro risposta (all’offensiva dei paramilitari e del governo culminata nell’assassinio del maestro Galeano, ndt).

La spianata del caracol si è andata riempiendo a poco a poco. Quando non poteva entrare più nessuno e il sole cominciava a farsi sentire, è arrivato a cavallo il subcomandante insurgente Marcos.

Nella mano sinistra portava un guanto nero con ossa dipinte di bianco. Invece che la sua arma abituale, sulle spalle aveva un machete. Subito sono arrivati il subcomandante Moisés e il comandante Tacho. Tutti, sia i milicianos che gli insurgentes e i comandantes, avevano l’occhio destro coperto. In questo modo possiamo immaginare come si vede il mondo da sinistra.

La voce del sup Marcos ha salutato tutti e tutte dalla Radio Insurgente.  Il subcomandante Moisés ha informato poi sui risultati delle sue indagini in relazione all’attacco a La Realidad e all’assassinio del maestro Galeano. Ha chiesto di non cadere nelle provocazioni dei paramilitari. Tanto Tacho come Moisés hanno insistito sul fatto che gli zapatisti non cercano vendetta ma giustizia. L’indignazione e la rabbia devono essere dirette contro il sistema capitalista e le sue espressioni politiche, non contro quei fratelli confusi che si lasciano comprare o manipolare dal governo.

Nel pomeriggio abbiamo sentito le parole del Comité Clandestino Revolucionario Indígena-Comandancia General del EZLN per voce del comandante Tacho. Il comunicato, letto dal subcomandante Moisés, ha descritto in tutti i dettagli i legami tra i paramilitari della Cioac-H e il governo del Chiapas e anche la catena di relazioni e complicità che coinvolgono presidenti di municipio, governatori ed ex governatori. Ha riferito anche della serie di molestie e attacchi armati che ha realizzato recentemente quella organizzazione contro gli zapatisti.

Alla fine, hanno cantato tutti l’inno zapatista ed è stata organizzata una lunga e commovente processione per visitare la tomba del maestro Galeano. Poco dopo sono cominciati a circolare attraverso i media liberi gli audio completi dei comunicati e le informazioni che commento.

Mentre questo accadeva alla Realidad, in più di un centinaio di città del Messico e del mondo si manifestava la creatività e la forza d’animo di coloro che hanno condiviso il dolore e la rabbia degli zapatisti per l’assassinio atroce di Galeano per trasformarle in organizzazione e mobilitazione.

A Oaxaca, per esempio, sia quelli che sono andati alla carovana sia quelli che sono rimasti a organizzare una calenda politica nella piazza principale della capitale hanno adottato la parola d’ordine “La Realidad è nostra” con un doppio proposito: assumere come propri il dolore e l’indignazione per la morte di Galeano e riconoscere che una guerra simile si sostiene nello Stato (di Oaxaca, ndt). Nel pronunciamento pubblico reso noto alla fine della calende si dice con chiarezza: “Oggi, a Oaxaca, ci siamo riuniti tra collettivi aderenti alla Sexta e diverse organizzazioni della società civile per manifestare la nostra decisione e l’impegno di voler resistere non solo alla violenza dall’alto e dal basso che si diffonde tra noi ma per assumere un impegno di trasformazione. Nell’esprimere solidarietà agli zapatisti, ci stiamo affermando nei nostri stessi spazi e nelle organizzazioni per affrontare senza paura questa ondata di violenza e trasformare questa difficile circostanza nell’opportunità di realizzare cambiamenti profondi…Attraverso la costruzione di autonomia dalla base sociale, con la capacità di unirci in un impegno comune malgrado le nostre differenze politiche e ideologiche, confidando nella nota capacità di lotta del popolo oaxaqueño, facciamo appello a tutti e a tutte per unirci in questo impegno comune di profonda trasformazione”.

Dieci anni fa Arundhati Roy anticipò quello che sta accadendo: non solo è possibile creare un altro mondo, disse. È già in cammino, quel mondo. Se uno ascolta con attenzione in un giorno silenzioso può ascoltarne il respiro. Questo sabato a La Realidad ci siamo addentrati in quel mondo. È già dentro di noi. Lo cosa da fare è moltiplicarlo ovunque nelle sue mille forme diverse.

Questo è, molto concretamente, quel che si tenta adesso. Aderenti alla Sexta, studenti della Escuelita e i milioni di persone che in Messico e nel mondo continuano a trovare negli zapatisti una fonte di ispirazione, sembrano decisi a utilizzare queste date come un detonatore simile a quello dell’insurrezione.

Si tratta di un nuovo ciclo di organizzazione e mobilitazione per resistere, fermare l’orrore e praticare, ognuno a modo suo e dove si trova, le nuove forme del fare politica. Oggi, come ieri, si tratta anche di difendere gli zapatisti e lo zapatismo in quanto iniziativa politica, al fianco del subcomandante insorgente Galeano.

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Fonte: la Jornada

Traduzione a cura di Camminar Domandando

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