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CAMMINAR DOMANDANDO

pagine di autonomia

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Popoli indigeni

Capital Tempesta

Il capitalismo non arresta il suo vento di rapina e, sotto le melliflue spoglie di Amlo, Andres Manuel Lopez Obrador, nuovo presidente del Messico, si appresta a invadere e colonizzare l’ Istmo di Tehuantepec a prescindere da una consulta previa delle popolazioni coinvolte, che è stata previa solamente all’arrivo dei bulldozer. Ce lo racconta Gustavo Esteva dal Messico nel suo consueto editoriale sulla Jornada.

Il rispetto dei popoli originari risulta carente anche quando Amlo chiede al re di Spagna di domandare perdono per l’invasione di 500 anni fa, ma non menziona le scuse dovute dai bianchi, discendenti degli spagnoli, che tuttora siedono nella maggioranza dei luoghi del potere messicano. Una vera decolonizzazione deve ancora iniziare. Tanto conclude Enrique Dussel nell’interessante ricostruzione storica (in spagnolo) della Conquista del Messico da parte degli spagnoli, che ha causato la morte di 9 milioni di indigeni su 11 in meno di cento anni.

Ma il vento non si arresta e, quando deve, spinto da mutate condizioni economiche, cambia. Alejandro Nadal, economista messicano, con rara chiarezza e sintesi, ci indica due ragioni di fondo che porteranno alla prossima mutazione del capitalismo (in spagnolo).

Gli indigeni, dal canto loro, stanno cominciando a organizzarsi da soli. In tutta l’America Latina di fronte alla violenza diffusa da parte degli Stati, delle multinazionali, delle milizie paramilitari e dei trafficanti, stanno nascendo “forme di autodifesa e di contro-potere. All’inizio sono forme di difesa, però, nel corso del loro sviluppo, arrivano a stabilire veri e propri poteri paralleli allo Stato”. Ce lo racconta il sociologo Raul Zibechi in Le popolazioni hanno bisogno di difendere la vita e il territorio con esempi da Colombia, Perù, Messico….

Di tutto questo, e altro ancora, parleremo al prossimo SEMINARIO RESIDENZIALE DI STUDIO con Raul Zibechi il 22-27 giugno 2019 in provincia di Firenze. C’è ancora qualche posto…

Buona Pasqua!

da Camminardomandando

 

Bolivia: Le donne, la politica, la vita quotidiana

Una lunga intervista a Silvia Rivera Cusicanqui, sociologa, storica e saggista boliviana di etnia aymara, sul ruolo delle donne boliviane nella società andina, nel passato, nel presente e nel futuro.

“…Prendersi cura della salute, del corpo, della vita, sono cose che hanno un’implicazione politica molto più grande, in virtù di questa connessione con il tema della Madre Terra. Oggi una politica degli affetti e della cura è un modo di fare politica, è un appello universale a ripoliticizzare la vita quotidiana”.

Parte prima

Parte seconda

Sempre di Silvia Rivera Cusicanqui, pubblichiamo un breve libro in lingua originale su pratiche e narrative di decolonizzazione
Ch_ixinakax utxiwa. Una reflexión sobre prácticas y discursos descolonizadores

Un breve libro con un punto di vista particolare in un discorso attualmente molto ampio in America Latina
scarica in pdf Ch_ixinakax utxiwa

Cammini di guarigione: la nostra proposta siete voi!

 

Messico: un fondamentale “cammino di guarigione” ai margini di un processo elettorale “corrotto, dispotico e razzista”. I collettivi che sono sorti per sostenere la candidata indipendente Marichuy (portavoce del Consiglio Indigeno di Governo) hanno deciso di non sciogliersi dopo la raccolta delle firme necessarie a rendere esecutiva la candidatura, ma di continuare a lavorare uniti, per le proprie finalità. Una scelta a cui pochi hanno dato peso, ma che sarà carica di conseguenze.

Abbiamo voluto associare a questo articolo di Esteva la notizia della costituzione dell’Assemblea Autonoma dei Popoli della Cuenca de México, un esempio concreto e significativo di lotta autonoma e responsabile contro la sottrazione di terre di uso comune e contro i tentativi istituzionali di imporsi attraverso false assemblee comunitarie.

leggi sul sito:

link: 2018 01 18 Cammini di guarigione

link: I popoli nahua decidono di camminare per proprio conto

Vogliono tutto

Non è l’anno della Buona Novella! La guerra del capitalismo contro il mondo si intensifica e distrugge tutto al suo passaggio: natura, strutture sociali, cultura alla rincorsa dell’ultimo profitto, possibile o impossibile non importa.

Urge contarci e riconoscerci, secondo Gustavo Esteva, nel consueto commento su La Jornada; ma anche riflettere sul dopo, come fa Alberto Acosta raccontando il buen vivir in Ecuador. Magari anche cambiando qualche legge sui paradisi fiscali, su cui ragiona invece Emir Sader.

Pubblichiamo anche un articolo in spagnolo sulla vicenda dell’ <<indio>> Quintin Lame, una storia di violenza, sterminio e criminalizzazione che evidenzia la lunga consuetudine repressiva e genocida degli Stati nei confronti dei popoli originari, tutt’ora in corso.

Facciamo a tutti i nostri auguri per un migliore 2018!

la redazione di camminardomandando

Gustavo Esteva: Indigenizzarsi

Il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e gli zapatisti hanno lanciato un appello molto ampio che viene rivolto all’intera società e che esige risposte chiare e impegnate, scrive Gustavo Esteva su La Jornada.

Se infatti gli individui sradicati costruiti dal capitalismo e dallo Stato nazione abbandonano questa condizione di oppressione e mettono radici in un luogo fisico e culturale, se si indigenizzano, starebbero contribuendo alla ricostruzione della società.

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Hubert Malina – Foglie di voce di bambino Me´phaa

Francesca Gargallo Nicaragua

Raccontano i nostri nonni Me´phaa, che quando il mondo si stava appena sedendo, nel tempo degli animali, c’era grande lotta tra loro, tra quelli che mangiano carne e quelli che mangiano erba, non erano contenti, perché gli uni servivano da cibo agli altri, i grandi maltrattavano i piccoli, litigavano, si rincorrevano, si nascondevano, non si stava tranquilli da nessuna parte.

Inizia così il testo di Hubert Malina, poeta e narratore, inviatoci dal Messico da Francesca Gargallo.

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Scarica in pdf: Malina_Foglie_di_voce

Buen Vivir: intervista con Alberto Acosta

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Il buen vivir si presenta come alternativa radicale al capitalismo: propone una relazione nuova tra gli esseri umani e, fondamentalmente, una nuova relazione degli esseri umani con la natura. Presentiamo una conversazione in lingua originale con Alberto Acosta, uno dei principali teorici dell’argomento.

Leggi sul sito o scarica in pdf Intervista A. Acosta: Buen Vivir

Ramòn Vera Herrera – Tutta parola viva (Quando ti punge uno scorpione)

Quando ti punge uno scorpione, spegni il tuo fuoco e stai all'erta. (vecchio proverbio wixárica)
Quando ti punge uno scorpione, spegni il tuo fuoco e stai all’erta.
(vecchio proverbio wixárica)

Solo fra tutti sappiamo tutto.

Emeterio Torres, marakama wixárica

I wixárica hanno una relazione molto stretta con gli scorpioni. Molti anziani della Sierra Huichola considerano lo scorpione il sapiente più antico. I teruka, come vengono chiamati in lingua huichol gli scorpioni, sono considerati messaggeri, portatori di comunicazioni importanti. “Spegnere il proprio fuoco e rimanere all’erta” quando si riceve il loro messaggio, ci parla dell’importanza che i wixaritari gli assegnano nel loro spazio simbolico: il fuoco li convoca a una venerazione e a una vicinanza così profonde che convivono perennemente con lui. Quello che chiede l’antica tradizione è che si sospenda ogni cosa per porre attenzione al messaggio e cercare, o aspettare, i segni di ciò che lo scorpione vuole comunicare.

La frase di “Meterio marakame” che dice che “solo tra tutti sappiamo tutto”, acquisisce il suo senso più profondo in un’assemblea di comuneros. Questa non è solo uno spazio in cui tutti parlano, e niente più. Si pensa erroneamente che il consenso sia una modalità di votazione in cui, invece di contare voti segreti o mani alzate, si esiga un cento per cento di corrispondenza. Non si considera che per i wixárika e per altri popoli l’assemblea non è lo spazio per votare ma per conversare nel senso più ampio del termine, cioè, per esporre la propria parola e pensare insieme. Il consenso è il prodotto della riflessione collettiva, non il risultato di un tipo di votazione “pre-moderna”.

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