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CAMMINAR DOMANDANDO

pagine di autonomia

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Popoli in movimento

Le rivolte di ottobre

Ottobre è stato un mese di rivolte in tutto il mondo, e in America Latina molti paesi sono stati percorsi da manifestazioni e proteste, ognuna diversa come ci descrive Raúl Zibechi ne Le rivolte di ottobre.
In Ecuador si apre uno spiraglio per le Nazioni Indigene (riconosciute tali dalla Costituzione): il governo ha dovuto cedere di fronte alla determinazione nonviolenta delle Nazioni Indigene confederate nella Conaie che si erano preparate con obbiettivi chiari e organizzazione ferrea, presupposti irrinunciabili per costituire un fronte coeso. Pablo Davalos, economista ecuadoregno, sottosegretario al Ministero dell’Economia sotto il governo Correa e oggi assessore della Conaie, ci  racconta come ci sono arrivati. Raúl Zibechi invece analizza come si è messa in moto la macchina politica delle assemblee indigene che alimenteranno i dibattiti del prossimo venturo Parlamento dei popoli, che costruirà, attraverso una minga (lavoro collettivo) plurinazionale, una proposta di un nuovo modello economico che assicuri il sumak kawsay (vivere bene).

Buona lettura!

la redazione di camminar domandando

Argine alla barbarie

Tía María è il nome familiare e suadente per un enorme progetto di estrazione mineraria di rame dell’impresa Southern Peru Copper Corporation (Società del Rame del Sud del Perù, N.d.T.), localizzato nel dipartimento di Arequipa, in Perù. La popolazione indigena resiste dal 2009 a quella che vede come la devastazione delle proprie terre e fonti di acqua e la distruzione del proprio modo di vivere.

Raul Zibechi ci racconta le ragioni delle popolazioni coinvolte, la loro lotta e le recenti vittorie in un editoriale per La Jornada: Il Perù brucia. Sospesa la concessione della miniera Tia Maria per le proteste.

Eduardo Gudynas fa luce sulle contraddizioni in cui cade il partito dello sviluppo nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile (vedi l’articolo: Il progetto minerario Tía Maria in Perù. L’etica della rendita e lo spirito estrattivista) e spiega l’ostinazione estrattivista come un vero e proprio ‘atto di fede’ a cui bisogna contrapporre un’alternativa profonda  in termini di concetti, sensibilità e spiritualità (vedi l’articolo: Teologie estrattiviste e spirtualità eretiche).

In una recente intervista concessa a un periodico spagnolo, I movimenti sociali, unico argine alla barbarie, Raul Zibechi parla diffusamente dei movimenti sociali in America Latina, di fronte alla sfida posta dall’alleanza tra capitale, destre, narcos e chiese evangeliche, come anche dalla velocità degli sviluppi tecnologici e digitali, mentre il sociologo argentino Juan Tokatlian fa un bilancio degli ultimi decenni in America Latina, segnalando che L’America Latina cammina verso l’indebolimento e la disintegrazione.

Non in nostro nome!

Una notizia shock ma forse inevitabile dalla Colombia: In seguito alla strage sistematica in atto di leader indigeni e di ex-guerriglieri tornati alla vita civile dopo gli accordi di pace fra governo e FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane)  che avrebbero dovuto chiudere un conflitto ultracinquantennale (da inizio gennaio a fine giugno di quest’anno 109 leader sociali, 140 ex combattenti e alcune decine di loro familiari)  tre ex comandanti delle Farc hanno denunciato l’accordo non rispettato dal governo e annunciato il loro ritorno alla guerriglia. Un gruppo di movimenti colombiani invita al dialogo, contro la ripresa di una guerra che sarebbe soltanto funzionale al proseguimento dell’espropriazione e della repressione dei popoli. Qui il testo dell’appello con le istruzioni per l’adesione, da inviare entro il 30 settembre.

È mancato il 31 agosto Immanuel Wallerstein, storico, sociologo e editorialista statunitense. Enrique Dussel ne traccia la figura e l’impegno. Leggi l’articolo.

Violenza, espropriazione, fame, repressione. L’Honduras e le ragioni dell’esodo migrante

Lo scorso 13 ottobre migliaia di honduregni hanno lasciato a piedi San Pedro Sula, diretti verso gli Stati Uniti. La stampa internazionale, le organizzazioni per i diritti umani, le Nazioni Unite e i governi di tutto il mondo hanno improvvisamente guardato verso l’Honduras, ma continuano a non vederlo.
Gli honduregni da decenni allertano la comunità internazionale sulla situazione disastrosa che esiste nel paese (omicidi, femminicidi, sequestri di persona, estorsioni, espropriazioni di terra e neo-estrattivismo). L’esodo di migranti è solo l’ultimo di una serie di azioni di protesta che mirano a cambiare il corso delle politiche neoliberali del presidente imposto Juan Orlando Hernández.

Nei tre testi che pubblichiamo, scritti tra fine ottobre e il primo novembre, Valentina Valle Baroz cerca di inquadrare questo esodo nel contesto a cui appartiene, visto che i migranti non hanno solo bisogno di solidarietà e sostegno, ma anche di rispetto e dignità per le loro lotte passate, presenti e future.

continua a leggere:

Parte prima – Cronaca di un giorno di esodo

Parte seconda – Omicidi politici, megaprogetti e violazione di diritti umani. L’eredità del colpo di Stato del 2009.

Parte Terza – Dal “Fuera JOH” all’esodo migrante.

L’irruzione degli invisibili

Stiamo vivendo una crisi di civiltà.
Abbiamo bisogno di un orizzonte diverso da quello del capitalismo e dell’individualismo.
Abbiamo bisogno di uscire dalla prigione dell’eurocentrismo che non offre alternative a questa crisi. Alternative che sono chiaramente tracciate nell’ultimo libro di Raúl Zibechi, che uscirà in italiano alla fine di aprile:

L’irruzione degli invisibili. Il ’68 e la nascita di nuovi mondi in America Latina.

Le soluzioni degli “invisibili”, “quelli che stanno in basso”, gli indigeni e i neri dell’America Latina, non sono realtà aliene e lontane, anzi, hanno molto da dire a noi oggi.

Presentazione del libro in una breve intervista all’autore.

Come ordinare il libro.

 

Cammini di guarigione: la nostra proposta siete voi!

 

Messico: un fondamentale “cammino di guarigione” ai margini di un processo elettorale “corrotto, dispotico e razzista”. I collettivi che sono sorti per sostenere la candidata indipendente Marichuy (portavoce del Consiglio Indigeno di Governo) hanno deciso di non sciogliersi dopo la raccolta delle firme necessarie a rendere esecutiva la candidatura, ma di continuare a lavorare uniti, per le proprie finalità. Una scelta a cui pochi hanno dato peso, ma che sarà carica di conseguenze.

Abbiamo voluto associare a questo articolo di Esteva la notizia della costituzione dell’Assemblea Autonoma dei Popoli della Cuenca de México, un esempio concreto e significativo di lotta autonoma e responsabile contro la sottrazione di terre di uso comune e contro i tentativi istituzionali di imporsi attraverso false assemblee comunitarie.

leggi sul sito:

link: 2018 01 18 Cammini di guarigione

link: I popoli nahua decidono di camminare per proprio conto

Risposta al terremoto

foto tratta da: https://c.o0bg.com

Recentemente il Messico è stato sede di un forte terremoto che ha colpito soprattutto le regioni del sud e del sud-est ma con effetti considerevoli anche nella capitale. Il sisma, con ripetute scosse che hanno raggiunto l’intensità massima di 8,2 gradi della scala Richter, ha provocato almeno 300 morti, ma il numero col passare dei giorni tende a salire.

Il più grave terremoto ricordato in Messico è stato quello del 1982 che allora colpì in particolare la capitale Città del Messico e i morti allora furono stimati fra 3mila (dato ufficiale) e 20mila (altre fonti). Il governo fu impreparato a farvi fronte e si assistette a un grande sforzo auto-organizzativo dal basso della società civile che ne risvegliò anche l’impegno politico durato nel tempo, al di là dell’emergenza.

Questa capacità di auto-organizzazione si è ripetuto nelle attuali circostanze, come ci raccontano sulle pagine de La Jornada Victor M. Toledo  e Gustavo Esteva:

Victor M.Toledo – Potere ai cittadini! Quello che il terremoto ci ha lasciato

Gustavo Esteva – Sociomoto

Somos viento, la resistenza di una comunità

viento

La resistenza della popolazione contadina al Parco Eolico di San Dioniso del Mar nell’Istmo di Tehuantepec è stata ed è accanita. Non tutto quello che sembra verde è in realtà verde, come ci racconta questo video.

Andiamo oltre ciò che ci concede il sistema

bambini

Resistenza e autonomia non sono scelte contraddittorie. In un momento in cui l’attacco violento del Capitale contro ogni forma del vivente sembra irresistibile, i popoli in cammino si riuniscono a parlare di vita, libertà resistenza e autonomia. Nomi noti e gruppi provenienti da tutta l’America Latina, femministe e operai, sindacalisti e indigeni, studenti, movimenti contro le miniere e per l’accesso all’acqua e alla terra. Dal Messico alla Terra del Fuoco. Per andare oltre ciò che il sistema ci concede.

Leggi sul sito o scarica il pdf Pueblos en camino

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