Un caso veramente strano quello boliviano: c’è stato il colpo di Stato o non c’è stato? Certo, al governo ci sono oggi golpisti di destra, della destra ‘bianca’ e razzista di Santa Cruz, potenziata a suo tempo da fuggiaschi nazisti e da ustascia croati. Costoro ci avevano già provato durante la fase di approvazione della nuova Costituzione che faceva del paese uno Stato Plurinazionale. Furono giorni duri e solo il Patto di Unità di Azione fra 5 forti movimenti popolari (Confederación de Trabajadores Rurales de Bolivia, CSUTCB; Confederación Nacional de Mujeres Originarias Indígenas Campesinas de Bolivia – Bartolina Sisa; Confederación Sindicalista de Comunidades Interculturales de Bolivia, CSCIB; Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia, CIDOB; Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qullasuyu, CONAMAQ) consentirono alla nuova Costituzione di arrivare in porto (2008). Ma lungo il successivo percorso nacquero seri intoppi e nel 2011 Conamaq e Cidob, osteggiati da una politica ambigua di Morales, ne uscirono. E anche il potente sindacato degli operai e dei minatori, già vicina a Morales, ne prese le distanze. La riforma agraria era progredita nell’ovest del paese ma si era arenata invece nell’est, la zona della ‘mezzaluna fertile’, regno dei latifondisti santacrucegni e brasiliani, questi ultimi sconfinati con le loro immense monoculture della soja transgenica con i suoi ingenti impieghi di pesticidi, in contraddizione con la retorica della pachamama, la madre terra, ben propagandata dal governo. E qui la schiavitù dei lavoratori indigeni nelle grandi fattorie era frequente. Ma la contraddizione più grande fra retorica indigenista e una pratica estrattivista fu rappresentata negli anni 2011 e 2012 dal progetto TIPNIS, una grande arteria che spaccava in due questo territorio dichiarato Parco Nazionale. La resistenza fu grande e riuscì a bloccare il progetto che il governo stava però riprendendo in mano negli ultimi tempi. Luci e ombre di questo governo emergono dai testi qui allegati, disomogenei fra loro nei giudizi e nella valutazione del colpo di Stato come si conviene a una situazione complessa e lontana dall’essere analizzata nella sua vera realtà.